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Oro rubato alla Giordini, i due segreti dell'operaio

Luca Serafini
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Oro rubato in ditta dall'operaio, il dipendente arrestato ha due segreti che ancora gli inquirenti non hanno svelato. Mentre Giordana Giordini, presidente di Federorafi, titolare col fratello e la mamma della ditta di Pieve al Toppo, esprime tutta la sua amarezza, ma anche la liberazione di aver individuato il responsabile degli ammanchi: il dipendente di 53 anni M.M. ora accusato di furto aggravato. "Mentre siamo impegnati a contrastare le difficoltà esterne del nostro settore - riflette la Giordini - avevamo il problema in casa, al nostro interno". Il 53enne, padre di famiglia, dopo la convalida dell'arresto al tribunale di Arezzo è stato scarcerato con obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri. In aula si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lo difende l'avvocato Giacomo Chiuchini e probabilmente la direttissima, nei prossimi giorni, sarà definita con un rito alternativo. La ditta, specializzata in gioielli di qualità, sarà parte civile con l'avvocato Luca Bufalini. Ma ci sono due punti oscuri sia agli inquirenti che ai titolari della ditta Giordini. Uno, come faceva il dipendente fedifrago a portare via le lamine d'oro senza incappare nei controlli del metal detector. Via via, come una formichina, riusciva a far uscire pezzetti di oro che prima aveva accantonato nella macchina che usava per la preparazione dei semilavorati. Lì i carabinieri di Badia al Pino hanno trovato una ventina di lamine per oltre 400 grammi sottratte al ciclo produttivo. Nel portafoglio, invece, dopo lo stop all'esterno della fabbrica, il 53enne aveva 37 grammi di oro. Da una decine di giorni era scattato il dispositivo di controlli, con telecamere e osservazioni. I conti di chiusura dell'esercizio aziendale mostravano anomalie. In corso valutazioni. Il secondo aspetto da chiarire è quello dell'argento, quasi cento chili, trovato a casa dell'uomo durante la perquisizione. Potrebbe trattarsi di metallo derivato dalla sua precedente attività di piccolo imprenditore, svolta fino a qualche anno fa. Ma anche no. Di sicuro non è di Giordini, che lavora solo oro. I sacchi erano in lavanderia e in soffitta. Ci sono al vaglio degli inquirenti appunti su carta, con nomi e cifre. In corso approfondimenti e non sono esclusi sviluppi. ARTICOLI SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 23 MARZO