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Ladro ucciso, Fredy chiede di essere interrogato. Ultimo enigma svelato

Luca Serafini
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Fredy Pacini chiede di essere interrogato. Dopo la perizia balistica, mentre si avvia verso la conclusione l'inchiesta della procura di Arezzo sul caso del ladro ucciso in officina, la difesa del gommista di Monte San Savino si accinge a questo ultimo atto. Nella prima fase Pacini aveva preferito non rispondere al pubblico ministero, anche per le condizioni emotive particolari successive alla tragica notte del 28 novembre, con la morte di Vitalie Mircea, moldavo di 29 anni. Adesso Pacini, assistito dall'avvocato Alessandra Cheli, è pronto a raccontare tutto e a rispondere alle domande del sostituto procuratore Andrea Claudiani. Interrogatorio ancora da mettere in agenda, probabilmente entro maggio. La sua posizione, blindata dalla nuove legge sulla legittima difesa, risulta comunque in linea anche con la vecchia norma. Il proscioglimento appare scontato. Intanto ciò che Fredy disse subito a caldo all'alba del 28 novembre ha trovato fedele riscontro negli accertamenti tecnici e nelle ricostruzioni. Svelato anche l'ultimo enigma: la direzione dal basso in alto del proiettile che colpì mortalmente alla coscia il ladro, si spiega per il fatto che il ladro scivolò e cadde. Il movimento, è stato ricostruito con l'ausilio del manichino con i suoi indumenti, è compatibile con la traiettoria dello sparo, individuata con il laser. Tutto quindi chiaro: cinque colpi in rapidissima successione partiti dalla pistola regolarmente detenuta da Fredy. Atteggiamento di difesa, perché un malvivente con la mazza era entrato nell'officina (con complici alle spalle). Buio e stato di particolare timore da parte dell'imprenditore. Tre colpi a vuoto, uno appunto alla coscia con proiettile rimasto dentro ed emorragia fatale. L'altro che entra ed esce dal ginocchio. Breve tentativo di fuga successiva. Poi il ladro cade sul piazzale retrostante e muore. Dunque Pacini ha sparato da distanza, mirando al basso, senza accanimento, non in modo gratuito ma proporzionato alla minaccia. Per la nuova legge, in ogni caso, era comunque autorizzato a farlo.  ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 11 APRILE