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Legittima difesa: ora parla Fredy

Luca Serafini
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Legittima difesa. Ora parla Fredy Pacini. Oggi, giovedì 9 maggio, il gommista di Monte San Savino che ha ucciso il ladro entrato nella sua ditta, viene interrogato dal pm Andrea Claudiani. Appuntamento alle 15 al palazzo di giustizia di Arezzo. Dopo le indagini, dopo la discussione a livello nazionale sullo scottante tema, dopo la nuova legge, prende la parola l'uomo che è stato iscritto sul registro degli indagati per eccesso di legittima difesa ma che, stando a quanto emerso, può vedere archiviata la sua posizione. Sarà il magistrato a decidere nei prossimi giorni e, salvo colpi di scena, l'applicazione della nuova norma che consente al cittadino di difendersi con margini di azione maggiori, rende Pacini inattaccabile. Ma anche la vecchia legge, stando alla perizia balistica, è dalla sua parte. Colpi esplosi da distanza, dall'alto in basso, per tutelare sé e la sua proprietà, in un contesto emotivo molto particolare, al buio, col timore di finire in balia di una banda di criminali. Sarà comunque Fredy oggi a raccontare per filo e per segno, dopo 162 giorni, quella notte nel capannone di via della Costituzione a Monte San Savino dove dormiva esasperato dai furti. Era il 28 novembre 2018. Le botte alla vetrata con la mazza, il salto dal letto, la pistola in pugno, la paura di banditi senza scrupoli. I cinque colpi di pistola, regolarmente detenuta. Lassù dal soppalco a 16 metri di distanza - conferma la perizia balistica con il manichino - di cui uno, mortale, che entra nella coscia e trapassa i fianchi del moldavo Vitalie Mircea, 29 anni, causando la perdita di due litri di sangue. Choc emorragico. Traiettoria fatale perché, è dimostrato, il ladro scivolò e il proiettile entrò con andamento inverso, dal basso in alto. Ma nessun accanimento, solo l'esercizio delle difesa. Accompagnato dall'avvocato Alessandra Cheli, Fredy Pacini ha voglia di liberarsi. Consapevole della morte di un giovane, sereno per la sua condotta in quella notte che ha stampata in mente. Finora ha evitato microfoni e salotti televisivi, anche quando tutti lo chiamavano come testimonial della legittima difesa, preoccupato solo che la giustizia faccia il suo corso. Oggi, superata la fase emotiva più delicata, parla davanti al pm. Non ha mai avuto nulla da nascondere fin dal primo momento, dice il suo legale, e i risultati delle indagini lo hanno dimostrato. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 9 MAGGIO