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Fredy: "Vidi due ladri". Ecco la verità su pistola e spari. Il cane trovò il corpo

Fredy Pacini e l'avvocato Alessandra Cheli

Luca Serafini
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Ladro ucciso, emergono nuovi particolari sul caso di Fredy. La pistola non era sul tavolino di vetro usato come comodino, accanto al letto dove Fredy Pacini dormiva all'interno della sua ditta, esasperato dai furti. La Glock era nella cassaforte che il gommista apriva ogni sera prima di coricarsi e chiudeva al mattino. Un'arma usata in precedenza solo come scacciacani, senza aver mai premuto il grilletto. Nel marzo 2018, svegliato dai ladri in una delle tante incursioni, gli fu sufficiente gridare e mostrare la pistola e gli intrusi scapparono, mentre la moglie che era con lui chiamava i carabinieri. Il 28 novembre 2018 le cose sono andate in modo diverso. Con i cinque colpi esplosi, di cui uno mortale per Vitalie Mircea, 29 anni, moldavo. Legittima difesa, secondo quanto emerso da ricostruzioni e perizia balistica, ma l'ultima parola spetta al magistrato. Nell'interrogatorio di giovedì 9 maggio, Pacini ha raccontato al pm che quando si alzò, sentiti i rumori, e si affacciò dal soppalco del capannone vide un ladro con il piccone che spaccava il vetro antisfondamento. E quando lo ebbe rotto, accanto vide un complice. "Gridavo che se ne andassero, che ero armato, ma più urlavo e più andavano avanti", ha raccontato. "Quello che è entrato si è voltato verso di me, quasi per sfida". E a quel punto Fredy, convinto che i malintenzionati fossero anche armati, ha deciso di sparare, in basso, a caso, senza mirare. E non si rese conto di aver colpito qualcuno. Sceso dal soppalco, Pacini credeva si aver solo messo in fuga i banditi. Fu il suo fedele cane labrador a dirigersi verso il corpo del ladro crollato a terra per l'emorragia interna. La procura sta ultimando il fascicolo. La chiusura delle indagini è imminente. Le conclusioni del pm sulla legittima difesa, dovranno poi essere valutate dal gip. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DELL'11 MAGGIO