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Fredy, la sorella del ladro ucciso deposita atto per non archiviare il caso

Luca Serafini
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Caso Fredy e legittima difesa, la sorella del ladro ucciso dal gommista di Monte San Savino ha depositato un atto al tribunale di Arezzo perché il caso non sia archiviato, come chiede la procura. Non si tratta di una opposizione, ma di una memoria difensiva che come dice l'avvocato Alessandro Cristofori, offre una serie di elementi critici sulla vicenda sui quali si chiede una valutazione. Vitalie Mircea Tonjoc, 29 anni, moldavo, fu colpito da Fredy Pacini - che dormiva in ditta e venne svegliato dai rumori - con un colpo di pistola alla coscia, che causò l'emorragia mortale, dopo che alle prime ore del 28 novembre 2018 era entrato a colpi di mazza nel capannone di via della Costituzione per delinquere. Secondo il pm Andrea Claudiani non si è trattato di un fatto accidentale, quindi colposo (spari esplosi in direzione del ladro), ma di un omicidio volontario per il quale va però senza subbio applicata la scriminante della legittima difesa putativa: benché Fredy non fosse sotto minaccia diretta, ritenne di essere in pericolo di vita, e reagì sparando. Quindi non va processato. Una serie di elementi, per la procura depongono per questa interpretazione, la percezione del gommista, in buona fede, di rischiare la pelle: era solo, di notte, in zona isolata, senza via di fuga, di fronte a più criminali (con il moldavo c'erano dei complici), entrati con forza e forse armati. Adesso la posizione di Fredy Pacini sarà valutata dal giudice delle indagini preliminari, non con una udienza, sulla base delle risultanze dell'indagine e delle valutazioni della parte offesa, la sorella della vittima, Aliona. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 5 GIUGNO