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Morta nel festino: pena dimezzata al pusher e fidanzato irreperibile

L'ultimo selfie di Sara

Luca Serafini
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Morta a 19 anni nel festino, pena dimezzata al marocchino che le dette la droga mentre l'altro nordafricano, il fidanzato, è irreperibile. Nuovo capitolo nella triste storia di Sara Smahi, la ragazza di Sansepolcro trovata morta l'11 marzo 2017 nella villetta di Cesa, nel comune di Marciano della Chiana. Uccisa da un mix di sostanze stupefacenti: eroina e cocaina. Era nuda sul letto, lasciata sola dai due nordafricani che scapparono senza chiedere aiuto. In primo grado Jbeil Moez, 22 anni, marocchino, era stato condannato dal giudice di Arezzo, Fabio Lombardo, a 8 anni di reclusione, frutto dei 6 anni per detenzione di droga a fini di spaccio e due anni per morte in conseguenza di altro reato. Ma in appello, la difesa con l'avvocato Alessandro Mori ha fatto derubricare lo spaccio dalla forma più grave del primo comma, al quinto, con pena complessiva scesa a 4 anni e 4 mesi per effetto della rivalutazione del reato sugli stupefacenti: non 6 ma 2 anni e 4 mesi. Ora per l'11 giugno è atteso davanti al giudice dell'udienza preliminare Bechir El Brahmi, 31 anni, tunisino, che partecipò a quel tragico soggiorno nella villetta di Cesa. Mentre l'altro fu catturato ed è in carcere, il 31enne è latitante. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 5 GIUGNO