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Morto sotto camion dei rifiuti, perizia choc: luogo di lavoro non in regola

Luca Serafini
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Morto sotto il camion dei rifiuti in manovra, perizia choc nell'inchiesta per la tragica fine di Giancarlo Andreoni, 56 anni, di Arezzo, deceduto nell'ottobre 2018 a Camucia di Cortona. Il luogo di lavoro era pericoloso, non in linea con le misure di sicurezza e prevenzione. E' quanto emerge dalla relazione consegnata alla procura dell'ingegner Roveri, consulente tecnico del pm, che ha studiato la vicenda. Per quanto lo stesso Andreoni abbia delle corresponsabilità perché era distratto, col telefonino all'orecchio, quando il camion si mise in movimento e lui si trovava in piedi proprio dietro, la perizia stabilisce che l'area di lavoro era priva di cartellonistica orizzontale e verticale, con interferenza tra camion e pedoni. L'accesso dei mezzi con i rifiuti, destinati al compattatore, doveva avvenire in ben altro modo. Uno alla volta. E non effettuando manovre in marcia indietro, ma in avanti. Responsabilità vengono riferite a Sei Toscana, utilizzatrice dell'area di proprietà della Provincia, alle cooperative coinvolte, al conducente del camion. Il pm Angela Masiello si accinge a chiudere l'inchiesta con le richieste di rinvio a giudizio per omicidio colposo. Tra gli indagati c'è anche il direttore di Sei. Il sito di lavoro non doveva essere tenuto in quelle condizioni di rischio e scarsa sicurezza. E' poi emerso che l'autista dell'Iveco investitore, effettuato lo scarico, risalito nel mezzo, salutò gli altri colleghi avvisandoli che ripartiva, ma secondo il consulente doveva usare maggiore attenzione tanto più con la manovra di retromarcia. Bastò un breve movimento, a velocità ridottissima, per urtare Andreoni, che venne urtato e finì sotto le ruote riportando lesioni mortali. Non è stato possibile accertare, scrive l'ingegnere Roveri, se il mezzo al momento del fatto fosse perfettamente a posto rispetto al cicalino di sicurezza, anche se al momento della perizia, alcuni giorni dopo la tragedia, non era funzionante. Dubbi vengono sollevati anche sulla formazione degli operatori che frequentavano l'area rispetto ai rischi. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 6 GIUGNO