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Fredy, presunti post su facebook da rivalutare secondo sorella del ladro ucciso

Fredy Pacini e l'avvocato Alessandra Cheli

Luca Serafini
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Accertamenti sui presunti post su facebook di Fredy Pacini, precedenti allo sparo che uccise il ladro e immediatamente successivi. A chiederli è l'avvocato Alessandro Cristofori, che assiste la sorella di Vitalie Mircea Tonjoc, il 29enne moldavo che perse la vita raggiunto da un colpo di pistola esploso dal gommista di Monte San Savino. Nella memoria difensiva presentata in seguito alla richiesta di archiviazione per Fredy, e di cui ha dato notizia ieri il Corriere di Arezzo, la parte offesa indica tra l'altro i messaggi attribuiti a Pacini che furono segnalati alla procura da una cittadina dopo il fatto del 28 novembre 2018. Il riferimento è ad un video condiviso sul profilo fb nel quale si sarebbe espresso apprezzamento per la difesa armata praticata negli Usa e ad uno sfogo, la sera del 8 novembre, durante una accesa discussione in chat nella quale varie persone approvavano l'atto di Fredy. I due messaggi, che poi sarebbero spariti, in cartaceo sono presenti nel fascicolo ma secondo il pm Andrea Claudiani non hanno alcuna rilevanza sulla vicenda, inquadrata dal magistrato come "legittima difesa putativa" e quindi da archiviare.  Per l'avvocato Cristofori l'aspetto dei social meriterebbe invece un approfondimento, sentendo magari la donna che li mise a disposizione degli inquirenti. Interrogato in merito, Fredy negò la paternità dell'ultimo messaggio e disse di non ricordare di aver condiviso il video negli anni precedenti. Del resto, il fatto che il gommista dormiva nel capannone per difendere la proprietà attaccata ripetutamente dai ladri era cosa nota, già balzata alle cronache nazionali. L'eventuale rilievo dei post, pertanto, non è ben chiaro. Nella memoria difensiva, vengono fatte osservazioni critiche sulle conclusioni della perizia balistica, e l'altro aspetto toccato è quello degli audio delle telefonate tra Pacini e i carabinieri, nella notte del fatto. Nel fascicolo erano presenti solo le trascrizioni, ma ora c'è anche il dischetto. Nei prossimi giorni il fascicolo viene assegnato ad un giudice dell'ufficio gip per la valutazione sulla richiesta di archiviazione. La sorella del moldavo non ha presentato una vera opposizione, ma offerto, dice il legale "un contributo" per la valutazione più completa del complesso caso. Secondo il pm, l'omicidio del ladro non è punibile penalmente, tenendo conto della vecchia legge sulla legittima difesa senza ricorrere a quella nuova: il gommista sparò con la percezione di essere in pericolo di vita, anche se non aveva un'arma puntata contro. Era solo, di notte, in luogo isolato, con più malviventi malintenzionati che avevano sfondato col piccone l'ingresso dell'officina e non aveva vie di fuga. Legittima difesa putativa. ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IN EDICOLA E ON LINE DEL 6 GIUGNO