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Accordo Banca Etruria, Mugnai (Cgil): "Ora pensiamo al futuro dell'istituto"

Antonella Lunetti
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Sull'accordo raggiunto tra Banca Etruria e le organizzazioni sindacali interviene il segretario provinciale Cgil di Arezzo, Alessandro Mugnai. "Ogni accordo sindacale va inserito in un contesto. Quello che hanno firmato la Rsu di Banca Etruria e le federazioni di categoria è indubbiamente un accordo difensivo ma è una buona intesa. Conseguentemente, è stato un buon lavoro quello dei rappresentanti sindacali che unitariamente hanno scongiurato il tentativo aziendale di mettere in discussione sia il contratto nazionale che quello aziendale ed hanno quindi ottenuto meccanismi di tutela dei posti di lavoro. Adesso la parola passa ai lavoratori e alle federazioni sindacali di categoria che hanno dato un ottimo esempio di unità sindacale. Il punto di arrivo della trattativa elimina una consistente massa salariale. I sacrifici sono ripartiti con i meccanismi del prepensionamento, delle giornate di solidarietà, di blocco del turn over… Forse poteva essere fatto qualcosa di più, in termini di segnali di disponibilità e quindi di riduzione di compensi e di spese, da parte della governance della banca. Questo accordo consente di tirare il fiato per un brevissimo periodo. Adesso ci sono due domande vitali per il futuro non solo di Banca Etruria e del suoi dipendenti ma anche di una quota consistente del sistema imprenditoriale locale: come avverrà il passaggio a società per azioni e verso quale ipotesi di acquisizione o di partenariato si sta orientando l'istituto? Queste domande non sono solo dei sindacati e dei lavoratori ma devono essere anche del sistema istituzionale e politico. I riflessi negativi della crisi di Banca Etruria gettano ombre sulle possibilità delle piccole imprese di fronteggiare la crisi. Delineare il nuovo, vuol dire anche comprendere gli errori del passato, per evitare il loro ripetersi. Da qualche parte si punta il dito sulla crisi delle Pmi e del settore orafo quale elemento determinanti delle difficoltà di Banca Etruria. La Cgil ritiene, invece, che i riflettori debbano illuminare anche zone d'ombra rappresentate da crediti di ingente valore e non certo destinati alle Pmi, che probabilmente hanno contribuito in misura ben maggiore alla crisi attuale".