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Guerra dell'oro Richline - Rosato: niente maxi risarcimento

Warren Buffett

Luca Serafini
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Il secondo round della guerra dell'oro tra Richline e Simona Rosato lo hanno vinto gli americani. Rivinto, ad onor del vero, visto che anche il verdetto di primo grado aveva visto respinte le richieste dell'imprenditrice. Spettanze e richieste danni per due milioni di euro. Un contenzioso che davanti ai giudici della sezione lavoro della Corte d'Appello di Firenze, ha conosciuto il suo secondo giudizio nel girodi un anno. Ora come allora la parte italiana del colosso a stelle strisce ha visto riconosciute le proprie ragioni. Il contenzioso riguardava il rapporto avviato dal 2011 tra Richline e Rosato con la società americana che fa capo al magnate americano Warren Buffett che si avvicinò per rilevare l'azienda aretina in concordato: ma al termine della due diligence, Richline si ritirò senza perfezionare l'acquisizione. Rosato fece causa ritenendo di aver svolto un lavoro di dirgente anche per conto di Richline e rivendicava il compenso più un risarcimento per illegittimo licenziamento. Per la controparte Simona Rosato aveva operato quale amministratrice della Rosato srl. Rosato andò poi al fallimento e il marchio è stato rilevato dal Gruppo Bros Manifatture. ARTICOLO SUL CORRIERE IN EDICOLA E ON LINE DEL 13 NOVEMBRE