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Almeno sei mesi di "passione"

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Jacopo Barbarito
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Migliaia di sfollati, scuole chiuse, centinaia di repliche dopo le violente scosse di mercoledì sera in Umbria e Marche: torniamo a chiedere di aiutarci ad affiancare all'ansia pensieri fondati e conoscenza certa al professor Enzo Boschi, per 10 anni presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. “E' stata la prosecuzione dell'attività sismica cominciata ad Amatrice: si è propagata verso nord con due eventi nuovi, le scosse più violente del 26 sera, in particolare la seconda, di magnitudo 5.9. Si tratta di un segmento appenninico che scarica energia in questa maniera: un processo che, non andrebbe dimenticato, è cominciato con il terremoto di Norcia del 1979. Non meravigliatevi: i tempi della terra sono diversi dai nostri, una quarantina di anni costituiscono un periodo molto breve”. Dovremmo imparare a riflettere su questo. Intanto c'è chi ha parlato di ‘effetto domino': “Giusto, possiamo dire che la scossa del 24 agosto ha determinato le condizioni per il verificarsi di quelle di mercoledì. L'effetto domino andrà esaurendosi con il progressivo scemare dell'energia disponibile: a un certo punto si interromperà e non ci saranno ulteriori scosse”. La domanda a questo punto diventa inevitabile: possiamo sapere se e quando questa energia che distrugge e atterrisce si sarà esaurita? “In linea di principio no. Però possiamo ragionare sulla base delle esperienze passate, di quello che abbiamo osservato in tanti anni di studi: dopo i terremoti umbro-marchigiani del '97-'98 e del 2009, in particolare, ci sono voluti all'incirca sei mesi perché si tornasse a una situazione di sicurezza. Quindi, oggi, siamo ancora lontani dalla conclusione. Naturalmente non ci sono leggi fisiche cui richiamarsi per fare queste affermazioni in modo rigoroso, si tratta ripeto di valutazioni frutto di comparazione delle esperienze passate”. Cos'altro bisognerebbe fare dunque in questa fase di preoccupante instabilità? “Quello che in questi mesi sta realizzando la protezione civile è un intervento estremamente efficace e tempestivo. In prospettiva però c'è da fare quello che purtroppo non si è mai fatto: analizzare attentamente gli edifici, metterli in sicurezza il più possibile, senza escludere però, per quelli che non hanno valore storico e che sono lontani dalla possibilità di resistere al terremoto, di doverli abbattere, come si fa in altri paesi. E ricostruirli a norma, naturalmente. Questo deve valere in particolare per le scuole: devono essere un posto assolutamente sicuro, non come è capitato purtroppo a San Giuliano di Puglia, nel Molise, nel 2002, dove sono morti 27 bambini e un'insegnante. Era stato commesso un errore gravissimo, si era ristrutturato l'edificio con una consistente sopraelevazione che aveva reso la costruzione molto pesante nella parte superiore, come un pendolo rovesciato: le oscillazioni provocate dal sisma ne hanno facilmente provocato il crollo con le tragiche conseguenze appena ricordate”. Forse, non c'è solo un evidente problema di costi ma anche di mentalità: “Non si può continuare a vivere in edifici che non siano stati valutati, ristrutturati dove è il caso, con la giusta manutenzione necessaria. In una zona come questa, dove l'alta pericolosità sismica è ormai evidente, questo tipo di attività dovrebbe diventare costante. Non si può - dice Boschi - scoprire solo dopo l'ennesimo terremoto che si vive in situazioni drammatiche”. Ci vorrebbero comunque grandissimi investimenti: “Certo, ma oltre a chi non può permettersi di ristrutturare casa, e che dovrebbe essere aiutato con interventi pubblici, c'è anche tanta gente che potrebbe facilmente convincersi che la cosa più intelligente da fare, quando decide una ristrutturazione, sarebbe anzitutto quella di rendere antisismica la propria abitazione. Convincendo, ovvio, l'intero condominio”. Cosa possiamo attenderci? “Senz'altro la prosecuzione dello sciame di queste ore. Senza dimenticare però che quando si tratta di terremoti non si può mai escludere niente”.