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Arezzo Fiere, Bianchi: "Rimasti senza liquidità per il no di una banca del territorio"

Antonella Lunetti
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I mancati pagamenti degli stipendi di Arezzo Fiere e Congressi - dopo la denuncia da parte dei sindacati, che hanno chiesto l'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni - ha una motivazione chiara, nella pur complessa e difficile situazione finanziaria del polo fieristico di via Spallanzani. A fare luce sulla causa del ritardo nel versamento della mensilità di agosto e della quattordicesima ai quattordici dipendenti di Arezzo Fiere e Congressi è oggi l'amministratore unico Sandra Bianchi, alle prese con una indispensabile azione di riduzione drastica dei costi ma contestualmente anche con un programma volto al rilancio della struttura, puntando all'integrazione con altre società che organizzano eventi (sopralluoghi ci sono già stati) e con un piano di efficientamento dei costi che permetta anche di offrire la sede fieristica a prezzi più competitivi. Un elaborato piano di risanamento e di rilancio, la cui bozza sarà consegnata ai soci pubblici entro la fine del mese di ottobre. Ma in tutto ciò, qualcosa non è andato come previsto. “Ci erano state date garanzie da una banca del territorio - ha riferito Sandra Bianchi - sull'anticipo di liquidità di 500 mila euro legato alla cessione della Collezione Oro d'Autore da parte della Regione. Ma la pratica ci è stata respinta. La mancanza di questa entrata ha quindi incagliato anche il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Che però - ha spiegato Sandra Bianchi - erano stati avvisati per tempo. Ho parlato personalmente con loro anche prima delle vacanze estive. Mentre, per quanto riguarda il rigetto della pratica da parte dell'istituto di credito, abbiamo già provveduto a chiederne il riesame. Spero, entro la settimana prossima, di avere una risposta”. I soldi chiesti alla banca dunque non sarebbero stati altro se non una anticipazione di ciò che arriverà dalla Regione Toscana (circa 1,6 milioni di euro) per l'acquisizione della Collezione Oro d'Autore. Una somma che la Regione ha già inserito come variazione nel proprio bilancio, ma per la disponibilità della quale bisognerà attendere la fine dell'anno o la primavera dell'anno prossimo. “Non è una soluzione che arriverà a giorni, ovviamente - chiarisce l'assessore regionale alle attività produttive e alle fiere, Stefano Ciuoffo -. La volontà della Regione è ben definita, è in corso la formalizzazione degli atti. Ma è un'azione che intanto dà certezza al bilancio di Arezzo Fiere. La conduzione del polo fieristico con l'amministratrice Sandra Bianchi è esemplare, le rinnovo la mia stima e apprezzamento, garantendo la vicinanza della Regione. Ma è importante, come ho già detto altre volte, che ognuno faccia la sua parte (il riferimento è agli altri soci pubblici, ndr)”. Ciuoffo ricorda con un pizzico non celato di rammarico il non aver accettato l'opzione di IEG per l'acquisizione anticipata delle fiere orafe: “Un'opportunità che avrebbe risanato il polo di Arezzo”, ribadisce. Struttura che intanto quindi se la dovrà cavare con ciò che arriva “cash” per le attività ospitate nei padiglioni di via Spallanzani. “Il pagamento degli stipendi sarà garantito a brevissima scadenza - riprende Sandra Bianchi - considerando sia la liquidità che arriverà dal pagamento di Estar (previsto al 10 ottobre, ma con dilazione di una settimana di media) per i concorsi in sanità, sia perché contiamo su un ripensamento della banca nel venirci incontro. C'è alle spalle un dato certo, che è l'atto della Regione, e ciò dà totale garanzia all'istituto di credito sull'anticipazione di liquidità richiesta”. Intanto, il grande lavoro è anche sul piano di rientro con i fornitori. C'è un debito di circa 1,8 milioni, seppur non aumentato rispetto alla situazione trovata da Sandra Bianchi nel momento del suo ingresso nel polo fieristico. Bisogna riposizionare la struttura nel mercato per trovare nuovo business. E poi c'è la necessità di razionalizzazione dei costi, perché è prioritario rendere Arezzo Fiere competitiva, offrendola a tariffe più basse. Cosa che ad oggi, con gli alti costi di gestione, così non è.