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Coronavirus, il dottor Marcello Caremani: "Influenza normale in regressione, occhio a eventuali sintomi"

Antonella Lunetti
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La prima domanda è quella che tutti vorrebbero fare. Ma dottore, quando verremo fuori da questa emergenza Coronavirus? Il dottor Marcello Caremani ci risponde con il pragmatismo di un grande professionista quale è, per anni alla guida dell'unità di Malattie Infettive dell'ospedale San Donato di Arezzo. Resta con i piedi per terra e, con l'esperienza di chi ha anche preso parte alla commissione nazionale per la lotta alle malattie infettive emergenti e all'Aids, risponde senza false illusioni. “Avanzare previsioni sarebbe sciocco e superficiale. Questa pandemia si comprende osservandola settimana per settimana e aggiustando il tiro. Un primo segnale c'è, ma bisogna andare passo dopo passo per capire quando ne saremo fuori”. Si parte così dalle conclusioni finali per affrontare con uno dei massimi esperti in città tale emergenza sanitaria. Oltre cento telefonate al giorno riceve Marcello Caremani, e poi ospite in tv,  manda messaggi ad ex pazienti e a gente comune. “Il mio allievo Tacconi, che oggi guida il reparto - racconta Caremani - mi ha detto: qualcuno che dica cose sensate ci vuole. Lui sta portando avanti in modo eccellente l'organizzazione del reparto. Se ho dato la mia disponibilità a rientrare come medico in pensione? La mia disponibilità c'è se il dottor Tacconi avrà bisogno della mia presenza. Ma il mio ruolo è parlare alle persone, un senior non solo può partecipare alle condizioni di lavoro (Tacconi ha già un numero adeguato di professionisti) ma può dare consigli. Abbiamo vissuto la pandemia suina del 2009, prima l'Aids, più recentemente la minaccia della Sars. Giorno dopo giorno anche ora - afferma il medico - do raccomandazioni per la cura e l'igiene. Il distanziamento sociale e il lavarsi le mani sono le azioni fondamentali per contrastare i contagi”. Per Caremani i numeri di Arezzo non sono elevatissimi e principalmente si tratta di persone con pochi sintomi e trattate a domicilio. Iniziano anche ad esserci dimissioni per i ricoverati. Ma l'ex primario esamina due aspetti. “In tutte le pandemie gli asintomatici sono tantissimi, tutti gli epidemiologi sono d'accordo. E questo è un grosso problema. Il distanziamento sociale ci protegge principalmente da questo, da chi non ha sintomi. L'influenza normale è attualmente in remissione, quindi in presenza di sintomi anche lievi c'è il rischio alto che sia il coronavirus”. Ma come capirlo? Caremani entra anche in merito alla questione tamponi. “Farli a 60 milioni di italiani è assurdo pensarlo. E comunque farlo a tutti sarebbe ingannevole, i risultati possono essere falsi. Maglio indagare con il sistema della sierologia che misura i nostri anticorpi. Se li ho mi sto già proteggendo, e se ho un tampone negativo è segno che ho già risolto il mio problema col virus”. Il tampone invece, secondo il medico, va fatto sui sanitari. Intanto, per le sue competenze, Caremani è stato interpellato da aziende che hanno adottato protocolli per mettere in sicurezza il proprio personale. “L'emergenza è sanitaria ma va di pari passo con quella economica - afferma - si è chiuso in maniera graduale e anche la riapertura sarà  graduale. Ho predisposto protocolli per aziende che devono lavorare e che permettono di tenere gli operai a un bassissimo rischio”. Ma sulle tante informazioni che circolano sui social e in rete Caremani non fa sconti: “Sono stanco di sentire balle spaziali, persone pericolose e bugiarde che parlano a sproposito. Spero la Polizia Postale li becchi”.