Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Coronavirus, studentessa di Montevarchi bloccata in Honduras

Antonella Lunetti
  • a
  • a
  • a

C'è anche lei, Miriam Belkarmi, una studentessa di Montevarchi, tra i 36 studenti italiani rimasti bloccati in Honduras dove si trovano per un programma di scambio di Intercultura. L'emergenza Covid19 ha causato l'interruzione anticipata e forzata di tutti i soggiorni studio, con l'immediata attivazione dell'organizzazione internazionale (in sinergia con il network AFS di New York) che, dal momento in cui è stata dichiarata la pandemia, sta predisponendo il rimpatrio di oltre 1200 studenti italiani (erano inizialmente duemila in 50 Paesi). In Honduras così c'è anche Miriam, studentessa del Liceo di Scienze Umane al “Vittoria Colonna” di Arezzo, la più piccola del gruppo, 16 anni. Eppure, una volta che al Corriere di Arezzo è stata data l'autorizzazione dei genitori aretini per contattarla, è stata raggiunta via whatsapp e sembrava di scambiare messaggi con una grande ragazza, piena di entusiasmo, positività, determinazione. La giovane montevarchina risponde con una serenità che spiazza: “Purtroppo devo rientrare in Italia per il dilagare del coronavirus, speravo di vivere questa esperienza fino alla fine (era partita l'agosto scorso, sarebbe dovuta tornare in luglio). Parlo con un po' di amarezza, ma so che nessuno può farci nulla. Qui ho vissuto un'esperienza fantastica, ho scoperto una ‘me stessa' che credevo non esistesse. Lo so, sembra strano per una ragazzina di 16 anni, ma è così!”. Poi però entra un po' più nel vivo della situazione emergenziale, in un Paese dove il Governo ha disposto lo stop dei voli, ha messo l'Esercito in strada e dichiarato il coprifuoco. “Sto cercando di stare il più possibile con la mia famiglia ospitante. Certo, queste due settimane è stata dura, la sera che ho ricevuto la email del rimpatrio è stato un blackout, non riuscivo a realizzare”. Da lì anche la preoccupazione per mamma Monia e babbo Hamid, a Montevarchi. “Mi sento impotente, vorrei riabbracciarli e dirgli che, anche se di bene in questa situazione non c'è nulla, andrà tutto bene”. Mamma Monia raggiunta telefonicamente è cauta. I genitori dei 36 ragazzi hanno inviato una lettera al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ma ancora non hanno certezze sul ritorno dei figli a casa. “Forse ci sarà un volo il 2 aprile. Hanno fatto rientrare gli americani, ma ora basta. Ora deve toccare a noi”. “Si tratta di uno sforzo organizzativo ed economico enorme della nostra Associazione - spiega Andrea Franzoi, segretario generale di Intercultura - che non avrà fine fin quando non saremo riusciti a fare rientrare tutti i ragazzi in Italia. Stiamo collaborando con l'Unità di crisi della Farnesina e con le Ambasciate e i Consolati italiani all'estero (in questo caso Guatemala). Ma in alcuni Paesi ci sono situazioni complicate, a causa della chiusura degli spazi aerei che rende impossibile qualunque tipo di volo. Auspichiamo che si possa trovare presto una soluzione”