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Guarita dal Coronavirus, racconta: "E' come se ti venisse addosso un Frecciarossa. Ma alla fine ho vinto io"

Francesca Muzzi
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“Avere il Coronavirus è come sbattere contro un muro. Ma ce l'ho fatta. Ho vinto”. E' completamente guarita la 61enne di Poppi colpita dal virus insieme al compagno. Da una settimana sono tornati a casa. Lentamente hanno ripreso le energie “perché il Coronavirus è un mostro che ti toglie le forze - racconta la donna - ma lo abbiamo sconfitto”. Il secondo tampone è negativo e adesso aspetta il risultato del compagno. Il loro, fu uno dei primi casi registrati in provincia di Arezzo agli inizi di marzo. “Ancora ci domandiamo dove è avvenuto il contagio - dice la donna - Forse in Emilia dove eravamo stati quando ancora non era zona rossa”. I primi sintomi sono arrivati alla fine di febbraio. “Ma sembrava che fosse un'influenza normale. Solo che i dolori articolari si facevano sempre più intensi. Cominciavo a sentire una forte oppressione al petto e devo dire che la guardia medica che ci venne a visitare, una sera alle 22.30, ebbe subito l'intuito di mandarci, il giorno dopo in ospedale, con il 118”. I tamponi, la positività e il lungo calvario. La coppia rimane in ospedale per tre settimane, tra le Malattie Infettive e la Rianimazione. Lui in particolare, per due settimane è stato intubato e sedato. Ha perso 10 chili. Lei, per una settimana ha indossato il casco per l'ossigeno. “Se non lo avessi portato - dice oggi la donna - sarei stata intubata. Giorno e notte ho respirato con il casco sulla testa. Il personale sanitario è stato fantastico. Ci diceva che dovevamo stare tranquilli. Sapevano benissimo quello che fare, come lavorare. Non ho mai perso, nemmeno per un istante, la fiducia nei medici”. Ed è stato ciò che ha aiutato la donna a venire fuori da un incubo. “Non ho mai dubitato di non farcela. Mi sono detta non ho patologie, i medici sono bravi. Ce la farò”. E così è stato. Da una settimana la signora, originaria di Torino che fa la spola tra Firenze dove lavora e Poppi, è tornata insieme al compagno in Casentino. “Quando siamo rientrati a casa, bè, un po' di paura ce l'avevo. In ospedale mi sentivo protetta, ma anche a casa i sanitari non ci hanno mai lasciato soli”. Lentamente la vita sta tornando alla normalità. “Un po' alla volta, perché questo virus toglie le forze e cambia anche i gusti nell'assaporare il cibo. Ma ce l'abbiamo fatta. Ringraziamo il dottor Tacconi, il dottor Feri e tutta la loro squadra per le cure e l'umanità dimostrate. Il dialogo e l'attenzione che ci hanno dedicato, accanto ad una grande professionalità e competenza, ci rendono orgogliosi della sanità aretina. Sono stati meravigliosi”. E il messaggio per tutti quelli che ancora lottano: “Forza, questo mostro lo possiamo battere”. ARTICOLO IN EDICOLA SUL CORRIERE IL 1 APRILE E ON LINE