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Arezzo, infermiera guarita dal Coronavirus torna a casa e il quartiere fa festa

Francesca Muzzi
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La pentola a pressione disegnata sullo striscione con su scritto “Bentornata Luisa”, è il segno di normalità. “Perché io cucino sempre con la pentola a pressione e per farla sfiatare la metto sempre in terrazza”. Il volto di Luisa è dietro al telefono, ma non è difficile immagine gli occhi che sorridono. Lei è un'infermiera e per 17 giorni è passata dall'altra parte. Da quella di paziente. Ha avuto il Coronavirus e lo ha vinto. Con tenacia, determinazione e anche con sei giorni di casco per l'ossigeno. Colpita lei e il marito, anche lui infermiere del 118. Lui, per fortuna, con sintomi lievi. Non ha avuto bisogno del ricovero in ospedale. E' rimasto a casa, con i loro figli e con tutto un quartiere che non ha mai fatto mancare nulla. Nemmeno la festa, quando sabato scorso, Luisa è stata dimessa dall'ospedale ed è tornata a casa. “Non mi aspettavo tutta questa accoglienza - racconta Luisa - I miei vicini (il quartiere è quello della Meridiana ndr) mi hanno fatto trovare uno striscione enorme calato da una terrazza. C'era scritto ‘bentornata Luisa' e poi c'erano un cuore e una pentola a pressione”. Quell'oggetto che negli anni ha distinto sempre più Luisa nelle vesti di cuoca. “Hanno imparato che io cucino con la pentola a pressione. A volte anche con due. E quando la devo sfiatare, la metto sulla terrazza”, racconta l'infermiera che da venti anni lavora all'ospedale di Arezzo. Ma la festa non si è limitata certo ad uno striscione. “Hanno messo una corda che collega un condominio ad un altro - racconta Luisa - e ci fanno arrivare le buste della spesa. Sabato ci hanno regalato di tutto. Colombe,panine e sughi. Una generosità che mi ha commossa”. Anche perché non si è manifestata solo quando Luisa ha fatto il suo rientro a casa, ma anche durante il suo ricovero, quando il marito era costretto a casa insieme ai figli. “Non sono mai stati lasciati da soli un momento. Li hanno accuditi. Hanno portato loro la spesa grazie anche al sistema della corda tesa”. Un quartiere fatto da inquilini cresciuti tutti insieme. “Praticamente in tanti siamo andati ad abitare là, quando eravamo coppie appena sposate. Siamo cresciuti tutti insieme. I nostri figli sono cresciuti insieme. Siamo tutti una grande famiglia”. E la grande famiglia ha fatto il tifo per Luisa. “Ho passato giorni difficili - racconta - Ho pregato che il casco dell'ossigeno facesse effetto, perché non volevo essere intubata. Quando mi hanno detto, al sesto giorno, che lo potevo togliere ero felicissima. Ho visto persone che sono state portate in rianimazione”. Per fortuna Luisa è a casa. Insieme alla famiglia e quei fantastici vicini. Ora è tornato il momento di riaccendere la pentola a pressione.