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Coronavirus: bonus spesa ancora non erogati e ad Arezzo scoppia la polemica

Francesca Muzzi
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I buoni pasto della discordia. Lo scontro si accende in videoconferenza durante il Consiglio Comunale, quando i consiglieri Francesco Romizi di Arezzo in Comune, Barbara Bennati del Pd e Massimo Ricci del Movimento Cinque Stelle chiedono lumi sui 525 mila euro stanziati dal Governo da erogare in buoni pasto. In sintesi, i tre consiglieri, vogliono sapere “quando saranno consegnati alle famiglie e se non è il caso di provvedere a una prima erogazione dei buoni, immediata, per le domande sicuramente corrette”. L'assessore alle politiche sociali Lucia Tanti, che già alla scadenza della domande (3.296) aveva anticipato, che avrebbe verificato una ad una le richieste rincara la dose e risponde: “Di queste 3.296, 1.143 non hanno diritto ad accedere ai denari pubblici, perché magari la stessa famiglia aveva inoltrato due richieste diverse, una del marito e una della moglie; oppure perché la stessa famiglia è passata da avere 3 componenti a 4 nel giro di due giorni; oppure nel giro di tre giorni è passata da avere qualche soldo in banca a non aver nulla”. “Non solo - spiega ancora l'assessore - anche adesso, nel complesso delle 2.153 domande ce ne sono 110 incomplete. Le scartiamo? Per un errore materiale depenniamo chi ha diritto ad un aiuto? O cerchiamo di fare sì che si possano completare? E poi: 264 richieste sono di cittadini che ci dicono che nel mese di marzo hanno guadagnato anche più di 2.000 euro. Le scartiamo, oppure verifichiamo?”. L'assessore vuole vederci chiaro ed è per questo che: “Non mi posso limitare a fare telefonate e basta”. Un altro punto sul quale si accende il dibattito quello degli assistenti sociali e come mai non sono stati coinvolti per fare prima. L'assessore Tanti risponde: “Perché ci sono nuove povertà. Alcune persone prima di questa pandemia mai si sarebbero sognate di venire a chiedere aiuto per mangiare. Le nuove povertà vanno trattate diversamente e a tutti va data la strada per mantenere dignità e massimo anonimato”. Romizi però chiede perché “Firenze, Prato e Grosseto, quindi Comuni di centrosinistra e centrodestra, abbiano già elargito il contributo”. “Peccato che quei due Comuni governati dalla sinistra toscana - risponde la Tanti - abbiamo escluso il 40% di chi ha chiesto il sostegno, ‘colpevole' a dire di oltre 2.000 cittadini di ‘aver applicato criteri dubbi e motivazioni ingiuste'. Il secondo Comune, invece, ha riaperto il bando perché si era accorto di ‘non aver finito il lavoro'”. L'assessore Tanti ricorda anche che all'inizio dell'emergenza, “è stato messo in campo il progetto ‘Nessuno lasciato solo'. Da quel giorno alla vigilia di pasqua sono stati garantiti ben 398 servizi individuali alle famiglie. Non vedo dunque il perché occorre la fretta quando l'emergenza è sotto controllo. La fretta non va d'accordo né con la dignità e né con l'equità”. ARTICOLO IN EDICOLA SUL CORRIERE IL 21 APRILE 2020 E ON LINE