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Medico di Arezzo positivo al Covid per 43 giorni: "E' stata dura, ma ho vinto io"

Francesca Muzzi
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Chissà se in fondo in fondo, un po' di umanità non ce l'abbia anche il Coronavirus. Un po' viene da pensare a sentire il lieto fine della storia di Agnese, 32 anni aretina, medico penitenziario e di emergenza a Bologna. Ha saputo che - finalmente - era negativa la mattina dopo il suo compleanno, cioè martedì 5 maggio. Undici tamponi e 43 giorni dopo la sentenza di positività al Covid. “Una mazzata e tanta paura”, racconta Agnese. “Era il 23 di marzo - dice - e ho cominciato a non sentire più gli odori, né i sapori. Al lavoro ci avevano fatto fare i tamponi, ma solo per protocollo.Il 24 marzo mi hanno chiamata e mi hanno detto che ero positiva. In quel momento mi è crollato il mondo addosso e ho cominciato ad avere paura”. “Per una settimana mi svegliavo nel cuore della notte. Mi misuravo la saturazione. Ero nel panico”. Ad accrescere l'angoscia di Agnese la lontananza dai suoi genitori, dagli affetti più cari e anche la convivenza in casa a Bologna. “Abito con due colleghi e ho trovato la convivenza molto complicata, vista la mia positività. Per una settimana ho vissuto completamente isolata con il divieto di accesso negli spazi comuni”. Poi ecco la soluzione. “Sono andata a vivere a casa di una coppia di amici, anche loro positivi ed è stata la mia fortuna”. Anche il trasferimento da un'abitazione all'altra ha comportato permessi della Asl e Forze dell'Ordine: “Ma ho trovato in tutti una grande umanità e oggi dico loro: grazie”. A casa degli amici, Agnese ricomincia un po' a vivere. “I miei sintomi per fortuna non sono stati gravi. Non ho avuto febbre e tosse. Solo raffreddore e l'assenza di gusto e olfatto”. Ma i tamponi dicevano l'opposto. “Sempre positivi - racconta - Tanto che la coppia di amici con la quale vivevo si è negativizzata nel giro di una settimana, mentre io continuavo a non vedere la luce”. Giornate fatte di alti e bassi. “A volte piangevo, altre ero più sollevata. Per fortuna tutti mi sono stati vicini. La mia famiglia e i miei amici da Arezzo e quelli di Bologna”.  Poi un giorno il primo segnale di ritorno alla vita. “Ho preso due foglie di basilico e ho sentito di nuovo quell'odore bello, forte. Mentre il calendario segnava il 20esimo giorno di convivenza con il virus, quel basilico mi è sembrato il profumo più buono”.... ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 7 MAGGIO E ON LINE