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Arezzo, la testimonianza: "Io chiamato per il test sierologico ho detto subito sì. Ma tanti rifiutano"

Francesca Muzzi
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“Prima ho ricevuto un sms, poi la chiamata della Croce Rossa. Ero tra i selezionati per fare il test sierologico. Non c'ho pensato un attimo e ho detto subito sì”. Marco Rosati ha 60 anni, è di Arezzo e fa il commercialista. Non solo. Grande tifoso amaranto, ha raccontato in prima persona, al sito “L'Ortica” la sua esperienza e che cosa significa essere tra i “convocati” alla maxi campagna che dovrebbe chiudersi il 15 giugno. Dovrebbe, perché Marco Rosati da questa esperienza, per fortuna finita bene, ha imparato che: “Siamo tutti bravi a cantare dai balconi, esporre le bandiere, poi quando possiamo servire a noi stessi e agli altri facciamo diversi passi indietro”. Quando lunedì 8 giugno si è presentato alla Croce Rossa, l'infermiera che gli ha fatto il prelievo gli ha detto: “Forse la campagna sarà prorogata, perché il 60 per cento delle persone che sono state chiamate, in tutta Italia, hanno detto no, cioè si sono rifiutate di andare a fare il test o non hanno risposto al telefono”. Marco è un po' caduto dalle nuvole, anche perché a lui non gli passato nemmeno per l'anticamera del cervello dire no. “Certo, un po' di paura e di tensione c'è, specialmente durante le 24 ore successive al prelievo. E' infatti in quell'arco di tempo lì che possono chiamare per dire che il risultato è positivo e che occorre fare il tampone”. Per fortuna Marco ha passato le 24 ore. Un'esperienza che, in caso di chiamata, invita tutti a fare. ARTICOLO IN EDICOLA SUL CORRIERE IL 10 GIUGNO E ON LINE