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Quattro anni di Ferretti. Riccioli: "Impegnativo e stimolante lavorare con lui"

Mauro Ferretti

Francesca Muzzi
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“E per il tuo compleanno ti regalo l'Arezzo”. Deve averle detto così Mauro Ferretti, quattro anni fa, alla moglie Betti che oggi 9 gennaio - tanti auguri - compie gli anni e sempre oggi Mauro Ferretti fa poker amaranto. Era il gennaio del 2013 quando si presentò alla stampa e ai tifosi dopo l'era Severini. Aveva un paio di pantaloni a scacchi e disse la frase che oggi è più valida di allora: “Non sono un traghettatore”. E non lo era. Oggi a quattro anni di distanza, Mauro Ferretti può già contare una “promozione” dalla serie D alla Lega Pro. In questi quattro anni ha rivoltato l'Arezzo come un calzino. Ha dato lavoro e valorizzato figure la maggior parte di Arezzo. Certo, i suoi errori (anche se mal consigliato), li ha fatti. Saremo ripetitivi, ma quel divorzio col Villaggio Amaranto non glielo perdoniamo del tutto. Anche se Ferretti ogni volta che si ripercorrere questa strada, si arrabbia. Oggi è a capo di una società che la Covisoc certifica come una delle più sane della Lega Pro, ma quanti sacrifici per tirarla fuori da una montagna di debiti. Sono passati i tempi dei “rubagalline” e l'Arezzo guarda avanti con una squadra che punta prima ai play off e poi alla B. Fatica, arrabbiature, soddisfazioni e anche quella voglia di mollare. Ma Ferretti nonostante tutto, nonostante anche un problema di salute, in sella ci è rimasto. Al suo fianco ha scelto, un anno fa, Andrea Riccioli. Il direttore generale più longevo dell'era Ferretti. E quello che in quattro e quatt'otto ha riportato entusiasmo in tutto l'ambiente. Allora com'è lavorare con uno come Ferretti? “Impegnativo e allo stesso tempo stimolante - risponde Riccioli - Logicamente il presidente ha una grossa responsabilità. E' molto esigente, ma è anche giusto che sia così visto che alla fine i soldi ce li mette lui”.  articolo in edicola e sull'edizione ON LINE