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Arezzo e Siena: un rospo, la vernice rossa e il processo pagato da Rachini

Foto Fedelissimo On Line

Francesca Muzzi
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Prima vennero i rospi e poi la luna. Successivamente anche i manifesti mortuari. E la vernice rossa. E poi le botte. Quante se ne sono date aretini e senesi. Praticamente non hanno mai smesso da Campaldino in poi. Botte da orbi che per dividerli, una volta a Siena, dovettero anche chiamare i vigili del fuoco e fare aprire gli idranti. Perfino in campo non sono mai state carezze. Nella stagione 1964\'65 si ricorda una partita nella quale Rumignani (libro di Francesco Martini) spaccò il naso a Meroi con una testata e “solo il grande senso di responsabilità dell'ottimo allenatore Meucci e dei nostri atleti impedì che la partita degenerasse in combattimento gladiatorio”. Sorride Giuliano Sili quando gli si chiede di Arezzo e Siena. Lui che ha lavorato da una parte sola (quella amaranto) e che a Siena: “Ci andavo da tifoso, quando ero un ragazzo”. “Stagione 1962\'63 - racconta Sili - La sera prima della partita andammo a Siena. Eravamo una ventina. Prima imbrattammo tutto il portone della sede del Monte dei Paschi, mi ricordo che la mattina dopo dovettero chiamare non so chi per aprire e poi giù verso Piazza del Campo”. Ora colpire Piazza del Campo ad un senese è come rubare il Buratto il giorno della Giostra. “Secchi di vernice rossa - ricorda Sili - E si cominciò ad imbrattare la piazza”. Ma, leggi sopra. In quattro e quattr'otto le uscite della piazza furono bloccate dalla polizia. “Non avevamo scampo. E ci arrestarono. Processati per direttissima. Azelio Rachini, mosso a compassione, ci pagò le spese del processo”. E poi c'è la storia del rospo che “mangere un vo' mangere, bere un vo' bere, cantere un vò cantere: ma che uccellaccio se'?”, disse il contadino aretino al rospo. articolo in edicola e on line http://edicola.corrierediarezzo.it/corriere/singol/arezzo/index.html