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Gli aretini a Campo di Marte: protesta e proposte

Francesca Muzzi
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Appena si sbuca dal sottopassaggio della stazione, su una panchina, ci sono quattro ragazzi di colore. Hanno l'aspetto poco raccomandabile e quella sensazione di paura che racconta la gente di Saione, ora ce l'abbiamo anche noi. Ma i ragazzi di colore se ne stanno in disparte, perché domenica 20 agosto Campo di Marte era tutto aretino. E così sarebbe dovuto essere sempre. Invece chi se ne sta seduto sulle panchine del parco alle spalle della stazione ci dice che “sono venti anni che non mi mettevo qua. E' una bella sensazione”. Il presidio organizzato funziona. Dalle 17 fino alle 21.59 - perché poi c'è stato un minuto di silenzio per onorare le vittime di Barcellona - Arezzo, ma soprattutto la gente di Saione, si è riappropriata di “questo parco, dove vede qui? Quanto ci ho giocato a pallone”. Si sta tranquilli a Campo di Marte anche per la massiccia presenza di forze dell'ordine. Polizia, carabinieri, municipale. Al centro dove in tanti ci hanno giocato a pallone, si incontra la gente di Saione. Ma anche qualcuno di fuori. Ognuno dice la sua. Ci sono anche due ragazzi di colore, nigeriani che hanno una bimba con un vestitino rosso. Si chiama Easter “perché è nata a Pasqua”, dice la mamma anche lei tra la gente di Saione. Perché qua non si parla del colore della pelle “ma delle regole che tutti devono rispettare”, dice la mamma nigeriana: “Io ho paura ad uscire la sera. Abito ad Arezzo da dieci anni, ma negli ultimi questa zona è peggiorata tantissimo. In questo parco non ci veniamo mai”. “La colpa è di chi ha affittato le case agli stranieri”, grida una signora esausta di vedere “la gente orinare sui muri delle strade e fanno anche di peggio. Li ho visti drogarsi in mezzo alla strada”. A Campo di Marte, al centro di Campo di Marte, un signore cerca di organizzare: “Qualcosa. Qualcosa per fare sentire la nostra voce. La prossima settimana verremo nuovamente qua e raccoglieremo le firme. Poi ci faremo sentire dal sindaco, dal prefetto, dal questore. Abbiamo paura che la nostra voce sia arrivata poco”. “E' arrivata - gli risponde una signora - ma sembra che facciano finta di non sentirla. Questo quartiere è invivibile”. “Su questa panchina erano venti anni che non mi mettevo seduta. Io ho una figlia che ha 40 anni e le dico, quando deve rientrare la sera di notte e a piedi di camminare in mezzo alla strada e non sul marciapiede. E' più sicuro, nonostante si rischi di essere investiti”. In serata arriva anche il vice sindaco Gamurrini: "Serve la volontà di tutti per recuperare questi luoghi". ARTICOLO COMPLETO IN EDICOLA IL 21 AGOSTO 2017