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Giornalista colto da infarto: "Grazie ai medici di Arezzo e di Bibbiena"

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Francesca Muzzi
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Colto da infarto in mezzo al bosco, è stato salvato grazie alla perfetta macchina del 118 e all'eccellenza di cardiologia al San Donato. E' successo al giornalista romagnolo Pietro Caruso che ha voluto raccontare la sua avventura, per fortuna a lieto fine, e ringraziare i soccorritori ed i medici. “Dovevo arrivare in Casentino - scrive Pietro Caruso - per conoscere nella mia vita di 61enne il mio secondo ricovero ospedaliero. A 19 anni a Rimini, mia città di origine per una spalla fratturata ed ora ad Arezzo all'ospedale San Donato in Cardiologia. Ero a Chiusi della Verna dove soggiornavo con mia moglie a casa di un'amica. Dopo una passeggiata fra ameni boschi avevo lasciato mia moglie che proseguiva un piccolo percorso da vera escursionista e mi recavo a casa quando una tremenda fitta al petto e poi alla schiena mi ha bloccato facendomi intuire che ero stato colpito da infarto. Non ho perso la testa, mi sono fermato, ho chiamato mia moglie. Lei è arrivata in pochi minuti e abbiamo chiamato il 118 e da Bibbiena è partita un'autoambulanza con medico. I volontari della Misericordia sono stati efficienti ed è cominciata la corsa verso l'ospedale di Arezzo. Via telefono venivano raccordati i protocolli fra autoambulanza e ospedale. Morale? Sono entrato direttamente nella unità operativa dove al termine della coronagrafia, ho subito un intervento angioplastio. Quindi sono stato trattato per 48 ore nella unità coronarica e poi nel reparto di cardiologia. Ho sentito sulla pelle la professionalità medica coniugata alla solidarietà umana. E soprattutto un'armonia sotto la direzione del dottor Leonardo Bolognese davvero invidiabile. Per non parlare delle Oss, quasi tutte ragazze, allegre, spontanee e solari laddove compare inevitabilmente il gelo della malattia e qualche volta l'ombra nera della morte. Se tornerò in Casentino, nonostante la disavventura occorsami il 17 agosto alle ore 17 è perché una macchina di soccorso e di cura umana e solidale mi ha accolto fra le sue braccia. Non è una cosa da poco”.