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Crisi Arezzo, ma gli aretini non ci sono. E Ghinelli: "No comment"

Francesca Muzzi
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E' cominciata la corsa contro il tempo per evitare il fallimento. Perché è di questo che si tratta se il 16 dicembre, Ferretti non pagherà gli stipendi e deciderà di chiudere bottega. E' di fallimento che si parla se entro quella data nessuno si farà avanti. E per il momento nessuno lo ha fatto. La speranza del patron amaranto - che non darà le dimissioni da presidente, ma che si disimpegnerà solo fisicamente - è quella che l'amministrazione comunale si dia da fare per formare una cordata di imprenditori aretini pronti a rilevare l'Arezzo.Per il momento però la piazza tace. Nel senso che gli imprenditori disposti a dare una mano all'Arezzo in maniera consistente non ci sono. Ci sono per dare sì una mano, ma soprattutto a livello di sponsor. E quindi c'è da capire quanti ne potrebbero servire. In queste ore comunque si stanno susseguendo colloqui frenetici. Anche se la domanda sorge alquanto spontanea: ma se nessuno voleva l'Arezzo quando il presidente Ferretti lanciò il primo allarme a giugno, perché presentarsi ora? Il direttore generale Andrea Riccioli che si ritrova a dovere comandare tutte le operazioni, continua a cercare in attesa di un segnale che si aspetta anche dall'amministrazione comunale. Giovedì 19 ottobre è in programma il Consiglio Comunale. Francesco Romizi di Arezzo in Comune annuncia un'interrogazione: “Vorrei chiedere al sindaco Ghinelli che intenzioni ha, cosa vuole fare per l'Arezzo e quando incontrerà Ferretti”. Interpellato invece dal Corriere, il primo cittadino, alla domanda sulla società amaranto ha risposto, almeno per ora: “No comment”. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 19 OTTOBRE 2017