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Furti nelle stazioni di servizio, processo da rifare

Paolo Di Basilio
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Processo da rifare per i tre albanesi ritenuti responsabili di una decina di furti in stazioni di servizio dell'Aretino tra l'agosto e il settembre del 2015. Ai tre il Gup di Arezzo, al termine del processo di primo grado nel febbraio del 2016 aveva inflitto delle pesanti pene: cinque anni e quattro mesi per M. A. di 39 anni, cinque anni e 20 giorni per K. I. di 40 anni e quattro anni per G. D. che all'epoca dei fatti risultava incensurato. La sentenza fu parzialmente riformata alla fine del 2016 dalla Corte d'Appello di Firenze che assolse i tre per uno dei fatti contestati rimodulando, riducendola, la pena. Contro quella sentenza tuttavia i tre hanno ricorso in Cassazione e nei giorni scorsi la quarta sezione presieduta dal giudice Rocco Marco Blaiotta ha annullato con rinvio la sentenza di secondo grado perché per due dei fatti contestati per i giudici della Suprema Corte non ci sarebbero gli elementi per la condanna in base all'articolo 624 bis del codice penale, ossia furto in abitazione. In particolare si tratta di due colpi in altrettante stazioni di servizio di Arezzo con particolare riferimento ai chioschi annessi alle pompe. Secondo i giudici della Corte d'Appello il solo fatto che i tre si siano introdotti in questi locali, dopo aver forzato l'ingresso, poteva configurare l'ipotesi di furto in abitazione. Infatti - faceva rilevare la Corte territoriale - questi chioschi ospitavano arredi, suppellettili, computer ed oggetti personali. Tesi che tuttavia è stata contestata nel ricorso in Cassazione di uno dei tre albanesi. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE DI AREZZO DEL 26 NOVEMBRE E NELL'EDICOLA DIGITALE