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La storia di Ismail: "Io musulmano, convertito al cristianesimo"

Francesca Muzzi
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Ismail ha rischiato di essere fucilato. E' scappato prima dal terrorismo della Nigeria, poi da chi lo aveva rinchiuso dentro una stanza con l'obiettivo di ricavarci un po' di soldi. E' fuggito sopra un barcone e quando ha toccato le coste italiane, ripensando a ciò che aveva subìto, il suo primo pensiero è stato: “Dio non esiste”. Ismail, 23 anni, se n'è andato dal suo paese, la Nigeria, da musulmano. Da un anno vive ad Arezzo, accolto dall'Associazione del Bangladesh. E da pochi mesi ha deciso di convertirsi al cristianesimo. Chiesa evangelica. “Mi hanno battezzato”, ci racconta Ismail che parla inglese e Cesare dell'associazione traduce parola per parola. “Avevo una tunica bianca. Mi hanno portato al fiume e mi hanno immerso nelle acque. Sentivo freddo. Ma stavo bene”. La conversione di Ismail è stato un cammino relativamente lungo. Una scelta difficile, ma consapevole. E anche coraggiosa. “So che potrei rischiare molto se tornassi in Nigeria. Nel mio paese non vedono bene le persone che cambiano religione”. Ismail prima di diventare cristiano evangelico era un musulmano praticante. “Poi quando sono arrivato in Italia - racconta - sono entrato in contatto con persone che vivevano la chiesa. Un giorno un amico che abita con me mi disse ‘andiamo in chiesa insieme'. Accettai, era la prima volta. Mi misi seduto in fondo e cominciai ad ascoltare quello che il pastore diceva”. Nelle chiese evangeliche si parla anche in inglese. “Mi è piaciuto - continua a raccontare Ismail - Mi sono piaciute le sue parole. Mi ha colpito la predica. E così ho cominciato ad appuntarmi ciò che il pastore diceva”. Ismail, ancora musulmano, comincia così ad entrare in contatto con la nuova religione. “Ho iniziato a leggere la Bibbia. Il pastore mi aveva dato alcuni passi”. Uno in particolare colpisce il giovane nigeriano. “Nessuno può andare al Padre senza di me. Vuole dire che per arrivare a Dio bisogna conoscere Gesù”. La conversione di Ismail è iniziata. “E' stato Dio a indicarmi la mia strada. Quando stavo in Nigeria non avrei mai pensato di potere abbracciare un'altra religione. Laggiù sarebbe spaventoso cambiare credo senza avere conseguenze. Se un giorno tornassi nel mio paese ho paura che mi potrebbe succedere qualcosa di brutto”. ARTICOLO COMPLETO SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 12 GENNAIO 2018