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I campi da calcio fanno troppo rumore e il giudice li fa chiudere

Francesca Muzzi
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"Quei fari inquinano la volta celeste”. Si sono sentiti dire anche questo i ragazzi che nel 2013 fecero una scommessa dettata solo e soltanto dalla passione: rimettere in piedi il campo de Le Poggiola. Ci sono riusciti per due volte e ora si trovano a doversi rialzare per la terza. Perché i campi de Le Poggiola sono stati chiusi per la seconda volta nel giro di due anni. Sbarrati dal tribunale di Arezzo lo scorso 24 luglio e la motivazione è la stessa del 2016: i campi da calcio fanno troppo rumore. Verrebbe solo da farci una risata se in quei campi da calcetto, in erba naturale, non ci fossero i risparmi di una vita e quaranta bambini che si ritrovano ora senza una casa. Ma partiamo dall'inizio di questa storia che sfiora il paradosso. “Tutto è nato dalla passione per il pallone. Nel 2013 abbiamo acquistato il campo de Le Poggiola con l'intento di riqualificare una zona completamente abbandonata. Il sogno era quello di farci dei campi da calcetto in erba naturale”. Partono i lavori accompagnati da tutti i permessi del caso e il centro apre con il vecchio nome dello stadio Re di Fonti. Ci sono sette campi da calcetto e uno da calciotto. Il centro sportivo sorge in una vasta zona dove intorno ci sono le case - la frazione de Le Poggiola conta circa mille abitanti - e poi la ferrovia, i campi coltivati e l'autostrada. “Nel luglio del 2015 viene inaugurato - raccontano - e il giorno successivo sono partite subito le lamentele. Con una raccolta firme, circa venti persone che abitano intorno allo stadio, cominciano a brontolare, perché secondo loro c'è troppo rumore che potrebbe essere dannoso per la salute. Avvocati, tribunali e alla fine la spuntano gli abitanti. Il Re di Fonti viene chiuso nell'aprile del 2016”. Ma i ragazzi non si danno per vinti. Il giudice nella sentenza aveva appuntato quelle che erano le modifiche da fare, se volevano riaprire. “Ci facciamo carico delle ingenti spese e abbattiamo tutte le immissioni sonore e luminose. Installiamo barriere fonoassorbenti, riduciamo i campi da gioco e limitiamo anche l'orario delle attività a poche ore al giorno con chiusura alle 22”. Ad aprile 2016 la struttura viene riaperta con un altro nome, Le Poggiola Village. I campi ottengono anche il riconoscimento della Lega Nazionale Dilettanti, la scuola calcio - 40 bambini - viene spostata da Battifolle a Le Poggiola. Vengono organizzati tornei anche per i disabili. Sono tante le squadre che frequentano l'ex Re di Fonti, tanto che la Uisp e la Opes chiedono i campi per le rispettive partite e i tornei. Ma sembrava tutto troppo bello. E infatti arriva la seconda batosta. Di nuovo - ma stavolta sono solo quattro persone - ricominciano a sostenere che i campi fanno rumore. Riparte la trafila. Tribunali, avvocati, tecnici del suono e la nuova sentenza del giudice: chiusura immediata. E così lo scorso 24 luglio, l'attività è stata di nuovo sospesa. “Dal giorno alla notte, senza preavviso”, dicono delusi e sconfortati i ragazzi che gestiscono la struttura. Ma nessuno molla. Adesso gli avvocati stanno preparando il ricorso per salvare chi ci lavora e chi ha investito tanto e chi su quei campi si diverte e basta. E' solo la prima puntata. ARTICOLO SUL CORRIERE IN EDICOLA IL 9 AGOSTO 2018