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Mancini: "Arezzo quarto. La dirigenza che conta mi ascolta"

Piero Mancini insieme al diggì Ermanno Pieroni

Francesca Muzzi
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“Io non credo alle energie negative come faceva un nostro ex allenatore che salava tutto, credo solo nel lavoro”. Piero Mancini, indimenticato presidente dell'Arezzo, oggi si mangia le mani. Fu lui ad inizio stagione ad indicare negli amaranto la squadra che avrebbe potuto vincere il campionato. “Invece dopo il Siena si è spenta la luce - dice - Nel calcio ci può stare tutto. Anche prendere tre gol in sette minuti (Arezzo-Siena ndr). Ma da quel momento, le partite sono state tutte uguali. Il sole nel primo tempo, il buio nella ripresa. E solo pareggi”. Lunedì scorso non era ad Alessandria, ma giovedì “ho già prenotato per Chiavari”, perché se il campionato è sfuggito “ormai matematicamente non riusciamo più a risalire”, il quarto posto è ancora lì. Alla portata di mano. A sentirlo parlare così la domanda di quanto Mancini sia di nuovo dentro l'Arezzo, è normale, ma l'ex presidente smentisce subito: “Io parlo da semplice tifoso. Quando c'era una dirigenza che non aveva piacere e non mi apprezzava, io mi facevo da parte - spiega - Oggi che invece mi sento apprezzato dalla dirigenze che conta". ARTICOLO SUL CORRIERE DI AREZZO IL 16 APRILE 2019