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Si naviga a svista

Romano Salvi
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A chiunque può capitare di essere colto di sorpresa: anche in una città come Arezzo dove poche cose, belle o brutte che siano, avvengono per caso. Può capitare perfino quando in gioco c'è uno dei suoi simboli storici come la Banca fondata da illuminati borghesi aretini nel 1882 che da tempo sobbalzano sulla tomba di fronte ai cartellini rossi sventolati da Bankitalia almeno da 14 mesi. Può capitare che sui falli di gioco commessi anche dopo il primo cartellino giallo sventolato a dicembre 2013 con l'aiuto della moviola degli ispettori, per mesi e mesi si faccia finta di niente, anzi si esaltino i record di gol messi a segno in Borsa , sulla cui regolarità ora è al lavoro la moviola della Consob. Ma quando ad essere colta di sorpresa è la politica, nei suoi compiti di governo o di opposizione, non solo a Palazzo Cavallo e nelle sedi dei partiti ma anche in quelle delle associazioni che dovrebbero rappresentare la città che opera e lavora, in gioco entra il futuro di tutta la città, non solo della sua banca. E in gioco entra la credibilità di una intera classe politica e dirigente che rivela l'assenza di una guida, inadeguata a coprire il vuoto della precarietà del governo di Palazzo Cavallo che aspetta di essere rinnovato con le elezioni di maggio. E' la stessa classe politica e dirigente che un giorno sì e l'altro pure piange sulle presunte ingiustizie di una Regione matrigna che accorpa i servizi trasferendone il cuore a Siena o a Firenze, con una vocazione al vittimismo che in realtà copre l'incapacità di una visione omogenea e condivisa di un progetto di città che non riguarda solo i partiti o i candidati a sindaco. Tanto per restare sul caso più attuale, quello della Banca commissariata, non fu la Regione a ribellarsi di fronte alla proposta di Opa ad un euro per azione della Banca Popolare di Vicenza, giudicata da tutte le componenti politiche e sociali della città convocate a Palazzo Cavallo dal sindaco Fanfani una minaccia per le radici sul territorio e per l'occupazione. Inascoltata l'unica voce fuori dal coro, quella del consigliere regionale Marco Manneschi che in quella occasione chiese “una operazione verità” prima di decidere sulla proposta vicentina. Prevalse un malinteso orgoglio territoriale sul quale oggi si riflette anche nei primi programmi elettorali presentati dai candidati a sindaco a cominciare dal vincitore delle primarie del Pd, Matteo Bracciali, e da Alessandro Ghinelli con il progetto della lista civica alla quale ha aderito Forza Italia. Se Arezzo non vuol subire le scelte dei governi nazionale e regionale, deve esserne protagonista non andando a caccia di posti di potere ma con interpreti di un progetto che riporti la città al centro di una vasta area che va oltre i confini della Regione. Un progetto non nasce da solo, ma non può essere neppure uno solo a guidarlo. E' una nuova consapevolezza della politica e della classe dirigente che può guidare il riscatto di una intera città senza delegare ad altri meriti e responsabilità.