cannocchiale

Rossi e il fascino di Gargonza

06.09.2015 - 12:30

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Assenza ingiustificata quella del cerchio magico dei renziani aretini, ovvero la maggioranza al governo del Pd cittadino. Se venerdì sera fossero stati a Monte San Savino, un quarto d'ora da Arezzo, avessero partecipato alla cena in onore del governatore Enrico Rossi e lo avessero sentito rispondere con la franchezza che lo contraddistingue alle domande, anche e soprattutto le più incalzanti, del conduttore della serata, Guido Albucci, avrebbero saputo in diretta su chi possono puntare per la successione a Matteo Renzi quando lascerà la segreteria nazionale del Pd : l'avrebbero saputo dalla viva voce del diretto interessato, il governatore che, senza giri di parole, e comunque tutte al posto giusto, abilmente sollecitato dal conduttore, ha lanciato, con largo anticipo sul congresso del 2017, la sua candidatura alla segreteria nazionale a due passi da Gargonza, che evidentemente ispira le grandi scelte del pd e da venerdì sera rischia di segnare l'avvio un nuovo capitolo della storia del Pd nei prossini anni. Questa volta non dalla quiete di un castello ma davanti al popolo del Pd in festa al centro di aggregazione Ciaperoni, dove tra gli altri c'erano una parlamentare, Donella Mattesini e due consigliere regionali, Lucia De Robertis e Valentina Vadi, con il sindaco Margherita Scarpellini e il segretario provinciale Max Dindalini a fare gli onori di casa. Solo i maligni sospettano che, anzi, proprio perché il cerchio magico già sapeva quello che avrebbe detto Rossi, ha preferito disertare quella che si è poi rivelata una piccola Gargonza, organizzata ancora una volta da Marco Meacci, insieme al pd comunale e provinciale, a distanza di quasi vent'anni da quella storica che piantò l'Ulivo e i primi germogli del Pd. Voci maligne a parte, quelli che a Monte San Savino c'erano si sono tolti ogni dubbio sulle intenzioni del governatore che peraltro è stato riconfermato senza passare dalle primarie, proprio con la benedizione di Matteo Renzi: il primo a sapere che Rossi non è renziano ma neppure antirenziano. "Qualche volta - ha detto Rossi venerdì sera moltiplicando le simpatie non solo politiche di chi lo ascoltava - dubito perfino di essere rossiano". Sarà un caso ma il governatore durante le ferie, per capire meglio i disagi della sua gente, ha letto un libro che più attuale non può: "L'attesa della povera gente". Autore Giorgio La Pira, il mitico sindaco di Firenze dai calzini bianchi come la sua fede, al quale Renzi , e questo non è un caso, ha dedicato la sua tesi di laurea. Quando Rossi ha citato La Pira, ha ricevuto l'applauso del popolo del pd che il centro di aggregazione di Monte San Savino aveva raccolto: di sicuro l'avrebbe applaudito anche Renzi, anche senza scomodare quella che qualcuno definisce "una sotterranea corrispondenza", cominciata proprio con l'endorsement alle ultime elezioni da parte del premier. L'avrebbe applaudito, come hanno fatto tutti i presenti , anche quando ha bacchettato la sinistra del suo partito che usa tutti i mezzi, anche il non voto, per ostacolare le riforme del governo. "In un grande partito chi perde- ha detto - resta del suo parere, ma si adegua alla maggioranza. Astenersi dal voto sulle idee e i candidati del partito è puro autolesionismo: il caso di Arezzo, dove chi del Pd si è astenuto dal voto ha portato acqua al mulino della destra, è emblematico e dovrebbe far riflettere a livello locale, ma anche a livello nazionale". Per gli applausi erano già bastati i suoi pareri, coerente quello sulle Province con la sua proposta di Arezzo provincia autonoma superata dalla cancellazione delle Province sottratte al voto degli elettori, realistico quello di anticipare MedioEtruria con la sosta di più coppie di Freccerosse alla stazione di Arezzo. Il silenzio in platea è invece calato quando l'intervistatore ha finito la più attesa delle provocazioni della serata: candidato alla segreteria nazionale, sì o no? Centinaia di orecchie tese e occhi aperti su ogni parola e ogni gesto nella risposta "Ho vissuto ogni fase dell'evoluzione del partito, da giovane sindaco di Pontedera fino ad oggi - ha detto Rossi con un po' di emozione ma senza incertezze - Mi sento maturo per guidarne un altro pezzo di percorso. E potrei farlo - dice ormai rotto il ghiaccio - anche conciliando il ruolo di segretario nazionale con quello di Governatore alla sua ultima legislatura". Così Rossi ha scelto Monte San Savino per togliere ogni dubbio ad accenni più o meno vaghi usciti in Tv. E il popolo del centro di aggregazione più che in un applauso si è sciolto in una festa. Qualcuno ha voluto darle una dimensione toscana. "E pensare che Berlusconi voleva detoscanizzare l'Italia. Tra un po' sarà la Toscana a toscanizzare l'Italia". Il che, detto tra noi, al di là della politica, farebbe bene a tutti, ai toscani e agli italiani.

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