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Due Mari per una Regione

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Romano Salvi
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Chi aveva concepito  cinquant'anni fa l'idea della Due Mari, da Grosseto a Fano, attraverso tre regioni, non poteva mai immaginare, in un'epoca in cui per costruire l'Autosole da Milano a Napoli  erano bastati otto anni, che la creatura fosse ancora in gestazione dopo mezzo secolo. Certo quella che la concepì era gente che conosceva bene l'Italia, le sue peculiarità territoriali, le potenzialità di sviluppo di una terra che oggi viene chiamata Italia di Mezzo, che ha brand come Made in Tuscany più noti nel mondo perfino di Made in Italy, che condivide millenni di storia  dai Comuni alle Signorie, di arte e cultura, da Piero della Francesca a Raffaello, da Giotto a  Francesco d'Assisi, paesaggi irripetibili  e che con quella cultura hanno uno stretto legame. Perchè questo non bastasse ad un territorio che in mezzo ad arte e cultura si è ritagliato un ruolo di dimensioni europee con la creatività e le capacità dei suoi imprenditori, per essere unito come lo era stata l'Italia con l'Autosole, lo sa solo chi in questo mezzo secolo si è succeduto alla guida dell'Anas. Che solo oggi, meglio tardi che mai, alla luce del fallimento del progetto con i privati, fa quello che può investendo un miliardo, gran parte  del quale sul territorio aretino.  E forse non un caso che l'Anas sia stata folgorata sulla via dei Due Mari proprio in coincidenza della proposta di legge per il riordino  delle Regioni, con la riduzione del numero da 20 a 12. Una coincidenza colta con tempestività dall'assessore ai trasporti della Toscana, Vincenzo Ceccarelli, che un anno fa lanciò l'idea di una macroregione, l'unica con sponde sul Tirreno e l'Adratico, l'unica con due mari, che unisse Toscana, Umbria e Marche. Insomma l'Italia di Mezzo con tutti i suoi millenari valori e la sua valenza europea  non solo nella storia, ma anche nella quotidianità e nelle prospettive di una rete produttiva  che ora più che mai ha bisogno di  grandi infrastrutture, come appunto la Due Mari, insieme al rafforzamento dei collegamenti ferroviari, a cominciare da una stazione sulla Tav.  Ora la macroregione dell'Italia di Mezzo ha perfino un suo manifesto ufficiale, quello  firmato dal Governatore Enrico Rossi, che riafferma le affinità culturali, storiche ed economiche  delle tre Regioni da unire, Toscana, Umbria e Marche per giocare, con la condivisione dei governi delle altre due Regioni,  la carta  di una Due Mari territoriale sul tavolo del riordino delle regioni che fino ad ora prevede l'unione tra Toscana ed Umbria con la provincia di Viterbo, per la costituzione della Regione Appenninica. Il manifesto di Rossi appare sul piano tecnico e formale  un emendamento alla proposta di legge del riordino delle Regioni: in realtà è il fondamento di tutte le ragioni storiche, culturali, paesaggistiche ed economiche che danno forza e concretezza ad un territorio, l'Italia di Mezzo, finora segnato da confini ideali. E al centro dell'Italia di Mezzo proprio Arezzo che non da oggi è il crocevia tra Toscana, Umbria e Marche. E che della macroregione disegnata da Enrico Rossi si candida a diventare il baricentro, non solo geografico. “Arezzo – ha detto Ceccarelli ieri al Corriere- avrebbe un ruolo strategico al centro dell'Italia di Mezzo – non solo per i suoi valori storici di una Toscana che si intreccia con Umbria e Marche, ma anche nella prospettiva di principale riferimento delle grandi infrastrutture  e della riorganizzazione dei servizi , entrambe necessarie ad una macroregione di importanza europea”. Va da sè  che questo l'antico legame di Arezzo con le regioni confinanti, se questa è la prospettiva che si apre alla città e al suo territorio all'interno dell'Italia di mezzo, non tutto potrà arrivare come grazia ricevuta. Servirà la consapevolezza di un ruolo che impone nuove capacità progettuali condivise tra associazioni di categoria, ma anche una visione politica ed amministrativa che vada ben oltre le divisioni ideologiche. La posta è troppo alta  perché qualcuno si sottragga da  una finale di Champions per giocare in un campetto di periferia.