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BancaEtruria, un dissesto all'italiana

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Romano Salvi
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La voragine sul fragile terreno  di Via Calamandrei è diventata il simbolo di tutte le frane d'Italia.  Niente di nuovo sui dissesti della natura o della finanza  d'Italia. che provocano indignazione e mobilitano le solite catene umanitarie quasi ad esorcizzarne le cause, invece che prevenirle. E così nella voragine di BancaEtruria c'è ora chi scava con le ruspe quando due anni  sarebbero bastate anche le sonde per capire, dalla relazione degli ispettori di Bankitalia che, più che consigliare,imponeva l'aggregazione o la fusione con un istituto di elevato standing, che il terreno stava ormai franando. C'è evidentemente chi quella relazione l'ha letta un po' tardi  in Bankitalia, che ha fatto passare più di un anno, quando sono state collocate sul territorio ancora nuove obbligazioni,. prima di dar retta ai suoi ispettori e inviare i commissari in Via Calamandrei  con l'orologio sincronizzato sull'ultima riunione dell'ultimo consiglio di amministrazione. C'è chi, dopo lunghi ed inspiegabili silenzi sulla  sconfitta patita dalla Banca e quindi dalla città, in nome di astratte radici ormai inaridite da anni, ha gridato prima che arrivassero i commissari all'estirpazione della banca dal territorio di fronte all'arrivo del cavaliere bianco suggerito da Bankitalia, nella forma di una offerta di acquisto amichevole al prezzo di un euro ad azione lanciata dalla Popolare di Vicenza. C'è chi, dopo la sollevazione di tutte le istituzioni contro l'aggregazione con la banca Vicentina, ha rivendicato le sue ragioni di fronte alle difficoltà che non risparmiavano la Bpvi, che in ogni caso oggi sarebbe un partner vivo anche se in precaria salute.  C'è però anche chi, come il Fondo Interbancario, a partita ormai conclusa da due anni, anche a costo di sfidare le regole dell'Uefa finanziaria , propone una soluzione indolore per la Banca, i suoi azionisti, i titolari di obbligazioni subordinate e non, i correntisti. C'è però il consiglio dei ministri che, dopo aver definito con il suo ministro Padoan “piccoli cavilli” gli ostacoli frapposti dall'Ue si adegua all'Europa e alla Germania che  quei piccoli cavilli li aveva per una singolare coincidenza attentamente preceduti quando si trattava di salvare banche non italiane. Si adegua con il decreto salvabanche che evita sì il fallimento di  BancaEtruria e delle altre tre banche in default, ma sulla pelle degli azionisti e dei titolari di obbligazioni subordinate. E c'è, come per ogni dissesto italiano, la corsa al soccorso guarda caso definito da Padoan “umanitario” per le vittime del decreto più in difficoltà, meno informate, o più sprovvedute.  Catene di solidarietà ammirevoli sul piano umanitario, quanto inutili  e irrispettose della dignità che accomuna azionisti e titolari di obbligazioni, e che comunque vengono respinte dalle associazioni che ne tutelano interessi e dignità. Vengono respinte con la stessa dignità che, nel corso dell'ultima edizione di Caffè Bollente con la consueta puntualità condotta da Luigi Alberti, le due associazioni sindacali dei consumatori, Federconsumatori e Adiconsum, hanno rivelato nei loro interventi. Fino all'onestà intellettuale con la quale Giovanni Cuciti, responsabile di Adiconsum, si assumeva la responsabilità di non aver messo in atto misure di tutela almeno quattro mesi fa, quando si stava già compiendo l'ultimo atto del  dissesto di BancaEtruria. I toni delle associazioni del consumatori e di quelle che rappresentano gli azionisti, molti dei quali dipendenti, hanno del resto una credibilità ben diversa da quelli usati dai politici accorsi in massa al capezzale di BancaEtruria. Dove peraltro nessuno li aveva mai visti né sentiti finora, anche se in questi anni e sulle colonne del Corriere di Arezzo, più volte sollecitati insieme alle istituzioni locali, a una presa di posizione su una vicenda le cui radici territoriali vengono dalla politica scoperte ad orologeria, quella sincronizzata  sull'ora del consenso. “Mi preoccupano – dice, sull'ultimo numero dell'Espresso, Ilvo Diamanti, docente ad Urbino e Parigi, che di politici se ne intende . le fasi come questa, in cui le paure sono argomenti politici e sono più utili al consenso che alla speranza”. Diamanti si riferisce alle paure sulle quali si alimentano gli argomenti politici europei. Ma quelle di BancaEtruria e dei suoi ex azionisti e obbligazionisti, per chi usa certi argomenti sono una palestra ideale, a portata di mano.  La speranza non si coltiva con aiuti umanitari, ma neppure con la paura a dissesto ormai compiuto.