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La Giostra politica

Romano Salvi
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Crisi o non crisi, economica e di identità, ci sono due momenti, in due occasioni all'anno, in cui gli aretini si riconoscono nell'orgoglio di una appartenenza comune: pochi attimi, ma che valgono secoli di storia e di valori  che riemergono alla prima nota dell'inno della Giostra del Saracino, che fa balzare tutti in piedi prima di sciogliersi nell'applauso che unisce tutti nello scenario inimitabile di Piazza Grande: divisi nelle passioni dei quartieri, ma uniti in una identità secolare che, non a caso, quando, sempre più raramente, si è ritrovata anche fuori dalla Piazza, ha reso gli aretini protagonisti anche in tempi non lontani. E quando questa identità si è ritrovata protagonista di imprese economiche e culturali, è stato anche perché ha superato ogni divisione, anche e soprattutto politica. La politica di altri tempi. Anche quella di oggi ad Arezzo riesce in una impresa mai riuscita a nessuno: quella di trasformare in elemento di divisione il simbolo con il quale due volte all'anno gli aretini riannodano il filo della loro identità. Che il consiglio comunale di Palazzo Cavallo sia diviso su tutto o quasi, fa parte della politica, soprattutto quella di oggi, ma che sia riuscito a dividersi anche per una edizione straordinaria della Giostra del Saracino, umilia, per quello che ne resta, la politica, ma soprattutto la città. Che di fronte a una scelta caduta dall'alto, non poteva a sua volta non dividersi, tra operatori della Piazza, quartieristi, associazioni di categoria in difficoltà per l'utilizzo estivo di Piazza Grande. Che alla fine abbiano dovuto fare buon viso a cattivo gioco perfino i quartieri che più si erano opposti ad una edizione straordinaria di cui non si riusciva a trovare una motivazione, non è certo il modo migliore per ricostruire una condivisione. Per quanti sforzi si faccia è in realtà difficile trovare una motivazione che non sia dettata da un irrigidimento politico. Più facile trovare contraddizioni tra il valore dell'evento in onore del quale si vuol correre un'edizione straordinaria della Giostra, il Giubileo indetto da Papa Francesco all'insegna della Misericordia, e i reali, se pur simbolici, richiami storici di una rievocazione che si rifà alle crociate: è vero che quella di Arezzo è la sola Giostra che concede al Re delle Indie la possibilità di difendersi disarmando i cavalieri meno esperti o perfino attaccarli con la mazzafrusto, ma è arduo abbinare lo scontro tra crociati e Re delle Indie al Giubileo della Misericordia. La prima Porta Santa che Francesco ha aperto dopo aver indetto il Giubileo della Misericordia, è stata quella della Cattedrale di Notre-Dame di Bangui, la capitale della Repubblica CentroAfricana. “Ho indetto il Giubileo - ha spiegato - per tenere viva nella Chiesa la consapevolezza di essere presente nel mondo quale dispensatrice della Misericordia di Dio”. Non risulta che Goffredo da Buglione, guidando la prima crociata, sia entrato a Gerusalemme come dispensatore di Misericordia. Se poi si vuol cogliere l'occasione di un Giubileo per una estate di manifestazioni e di cultura tutta da scoprire, è il caso di ricordare che anche questa scelta non ha precedenti: se nel 2000 fu indetta una edizione straordinaria della Giostra non fu in onore del Giubileo che è un evento universale prima che locale, ma per celebrare la centesima edizione della Giostra del Saracino. E senza andare troppo indietro, la prima edizione straordinaria risale al 1984, in onore del Presidente della Repubblica Pertini, ad Arezzo per consegnare alla Provincia la medaglia d'oro al valore militare, per azioni di guerra, la guerra di Liberazione. Ovvio che in entrambi i casi fu la città unita ad onorare prima con il suo simbolo più caro una delle sue istituzioni decorata dal Presidente della Repubblica, e poi il suo stesso simbolo per cento volte in Piazza. Ora la sfida della città è quella di ritrovarsi unita in piazza sulle note dell'Inno del Saracino anche il 27 agosto: la vincerà perché i valori dell'identità riscoperti in piazza vanno ben al di là di una dimessa “strategia” politica.