Il mistero del no a Vicenza

Tira brutta aria

08.01.2017 - 16:08

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Per fortuna ad Arezzo ogni tanto ci pensa la tramontana: se non fosse per lei, che in questi giorni spazza via i veleni del PM10 sparsi dal traffico in una bella fetta della città attorno alla stazione, i polmoni degli aretini che da quelle parti ci passano, e di chi ad Arezzo arriva con il treno per lavoro o turismo, sarebbero pieni di polveri sottili. E non è detto che, finita la tramontana,  basti tenersi alla larga dalla stazione per non riempiersi i polmoni di PM10.  Certo è che dalla centralina  che in piazza della Repubblica ha installato l’Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale, nel mese di dicembre è scattato l’allarme: non siamo ancora a Torino, la città dove non tira mai il vento né da nord né da sud e anche per questo ha l’aria più inquinata d’Italia con le polveri sottili oltre i limiti di legge per 86 giorni all’anno, ma non può non suonare l’allarme se succede, come è successo nel mese di dicembre  nell’area attorno a Piazza della Stazione, che il PM10 sfori i limiti di legge per quindici giorni su trentuno, e per una settimana di seguito. Suona così forte che non   possono non fischiare le orecchie dell’assessore al traffico e neanche quelle dell’assessore all’ambiente.  Non siamo a Torino, ma siamo in Toscana, dove la centralina dell’Arpat della stazione di Arezzo nel mese di dicembre ha rilevato  punte  superate solo da altre due  delle trentaquattro centraline installate in tutta la regione.  E perché  i quindici  giorni  di un dicembre nero non diventino i 35 giorni neri di un anno, ovvero il limite oltre il quale si finisce in una delle aree critiche nelle quali i comuni toscani hanno l’obbligo di intervenire con provvedimenti strutturali,  non si può sempre contare sul vento. E non è neppure necessario che gli interventi strutturali finiscano per essere imposti dalle norme regionali, appena rinnovate per una maggiore tutela della qualità dell’aria. Basta raccogliere l’appello lanciato proprio in questi giorni sul Corriere di Arezzo da esperti di viabilità e ambiente come Giovanni Cardinali, già ingegnere capo della Provincia, per dare attuazione al piano urbano delle mobilità sostenibile: il Pums, che dopo essere rimasto nel cassetto per anni, era stato finalmente avviato  dall’assessore al traffico dell’ultima giunta comunale. Quando e come il Pums sarà approvato non è ancora certo: più di un dubbio comunque è fin da ora legittimo porsi sul ruolo che verrà assegnato alle piste ciclabili. Dubbio più che legittimo visto che due di quelle previste in via Guido Monaco e in via Petrarca sono state già cancellate. Quello delle piste ciclabili non è il solo dubbio da porsi, visto che la parola pedonalizzazione ad Arezzo mette i brividi. Di sicuro, dopo più di trent’anni di onesto lavoro, andrà in pensione il quadrilatero di scorrimento, che aggira la stazione in un lungo circuito a senso unico che trova il suo punto più critico nella concentrazione del traffico proprio davanti alla centralina dell’Arpat.  Basta che in pensione ci vada prima che smetta la tramontana e prima che alla stazione i mesi non diventino tutti neri come quello di dicembre.

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Commenti all'articolo

  • torrequebrada

    09 Gennaio 2017 - 15:03

    ..il tutto nel più fragoroso silenzio da parte dell'Amministrazione che, evidentemente, NON passa mai da via Crispi nei tanti momenti in cui ci sono colonne fumanti di veicoli fermi: una vera camera a gas! E se mettessero lì la centralina invece che nella semideserta VIA DELL'ACROPOLI, si vedrebbero le lancette schizzare in alto ! E loro si vedrebbero obbligati a: a) bloccare il traffico per qualche giorno , b)pensare seriamente a come ridurre questo traffico fumante che avvelena i polmoni di noi tutti; c) creare finalmente una rotatoria tra via Crispi e via Giotto, unica soluzione per fluidificare il traffico in tale zona (e c'è spazio a sufficienza per salvaguardare gli attraversamenti pedonali). QUESTE sono le cose importanti per il futuro di questa città ed il benessere dei suoi cittadini

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