Il mistero del no a Vicenza

Quale banca nel futuro di Arezzo?

29.01.2017 - 17:39

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Poche, isolate, prudenti: tanto per cercare, senza peraltro grandi risultati, di salvare la faccia. E’ il bilancio striminzito delle voci che, solo venerdì 27 gennaio unite in un coro quasi unanime, si sono alzate in tre anni da istituzioni, partiti, associazioni locali, sul destino di BancaEtruria cancellata, insieme ai suoi azionisti e ai suoi obbligazionisti, dalla geografia del credito italiano, e che ancora prima di diventare una Banca  interregionale, è stata per gli aretini la Banca per definizione, la Popolare che ha accompagnato  quasi in simbiosi decine di generazioni aretine, famiglie, piccoli e grandi imprenditori. Tre anni di silenzio, se si escludono le voci isolate di chi  tra le prime vittime della cancellazione, a cominciare dagli obbligazionisti, cercava consensi, anche se con scarsi risultati, se si esclude soprattutto l’azione concreta  degli emendamenti al decreto “salvaMontedeiPaschi” presentati in Senato da Donella Mattesini per adeguarlo almeno agli obbligazionisti delle quattro banche  messe in vendita ad un euro. Tre anni di silenzio dopo il giorno della rivolta in consiglio comunale contro l’Opa a un euro per azione presentata  dalla Popolare di Vicenza, ora salvata con il decreto “SalvaMontedei Paschi”, due anni  di silenzio dal giorno dell’arrivo a BancaEtruria dei commissari di Bankitalia che in 36 mesi hanno dimezzato la raccolta e gli impieghi,  più di un anno di silenzio  dal decreto “Salvabanche” con il quale il consiglio dei ministri  sperimentava, ancora prima che entrasse in vigore, il bail in, mai applicato a nessuna altra banca in Europa, mai uscito dal laboratorio di sperimentazione  di BancaEtruria, MancaMarche. Carichieti  e Cariferrara.  Mai uscito neanche per banche con collezioni di indagati ben più ricche di quella di BancaEtruria. Che, detto per inciso, Bankitalia aveva inserito tra le dieci Banche Popolari da trasformare in spa perché presentavano attivi superiori a otto miliardi. Spa sì, alla fine, ma con un solo socio che accetta sì un’Opa da Ubi Banca a un euro , ma non per azione, per tre banche. Ora che la fine di BancaEtruria è un capitolo dei più neri  di storia economica, sociale e culturale del territorio, non resta che guardare al futuro. E’ l’obiettivo che, superando la vacuità delle voci in cerca di consensi, si è posto l’incontro pubblico , in prima fila le ”vittime del “salvabanche”, organizzato venerdì alla Borsa Merci da Massimiliano Dindalini, segretario provinciale del Pd, ma senza la pretesa di un imprimatur, visto che al tavolo, accanto al governatore della Toscana, Enrico Rossi, alla senatrice Donella Mattesini, al presidente della Provincia Vasai c’era anche l’assessore comunale Alberto Merelli, che dal sindaco di centrodestra Ghinelli ha ricevuto la delega all’economia, del Comune, della città. E’proprio il titolo dell’incontro che, una volta risolto il dramma sociale degli obbligazionisti per la cui soluzione si è impegnato anche il Governatore Rossi, induce a guardare al futuro. “Da BancaEtruria a Ubi Banca, il futuro di Arezzo”. Ed è appunto da qui che , dopo aver percorso la Via Crucis che da Arezzo ha portato fino a Bergamo, la città, intesa come istituzioni, politica e associazioni,  deve ora ripartire per cogliere  la sola, ma irrinunciabile, occasione per dare un senso al troppo spesso malinteso radicamento della Banca. Tre i punti che il Governatore, alla fine del dibattito,  ha scritto nel calendario  dei primi mesi del futuro di Arezzo, tra BancaEtruria e Ubi Banca: Equità nel trattamento degli obbligazionisti, garanzia della conservazione del centro direzionale in Via Calamandrei,  garanzia di una attenzione alle famiglie e alle imprese del territorio. Meglio se un nocciolo duro dell’aumento di capitale, sarà riservato proprio agli investitori aretini. Meglio ancora se una quota sarà riservata a chi di BancaEtruria era socio, a condizioni favorevoli, che è dir poco doverose. Insomma l’amministratore delegato di Ubi Banca, Victor Massiah, venga anche ad Arezzo a dire, come ha detto a Bergamo, che  l’acquisto di tre banche a un euro è un affare per gli azionisti.

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