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Estra, dalla fiammella alla Borsa

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Romano Salvi
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Con la quotazione in Borsa, attesa al traguardo di Piazza Affari a novembre, Estra consolida e rafforza la sua capacità competitiva tra i giganti delle multiutility, un drappello di una decina di operatori tra i cinquanta che sopravvivranno alla selezione del mercato. E' quanto, ridotto in una sintesi estrema che fa appena giustizia di un percorso tecnico finanziario da tempo avviato sul territorio da un modello di azienda pubblica, hanno confermato due giorni fa alla stampa Francesco Macrì, presidente di Estra, e Sergio Staderini, presidente di Coingas. Una conferma, appunto, delle motivazioni, degli obiettivi e dei vantaggi per i soci pubblici dell'azienda e per gli utenti, di una operazione già ampiamente illustrata e approvata in consiglio comunale. Dettagli tecnici e finanziari, e, vista la natura pubblica dell'azienda, non privi di forti contenuti sociali. Macrì e Staderini hanno ben saputo spiegarli e rivendicarli. Ma hanno anche saputo ben scegliere la sede dove farlo. E' solo lì, nel palazzo di via Cocchi, dove Coingas è nata più di quarant'anni fa, che certi contenuti sociali, oltre che di imprenditoria pubblica locale, riscoprono il loro valore simbolico. Un simbolo dietro il quale scorrono quattro decenni di storia di servizi per il territorio, sui quali si è costruito un patrimonio modello di imprenditoria pubblica che sei anni fa è stato trasferito in dote ad Estra, ma che in via Cocchi mantiene le sue radici. E in fondo è proprio questa la leva sulla quale ha sempre fatto forza Estra che ora si candida alla top ten dei player nazionali con tutte le carte in regola per attrarre nuove risorse, non più di quelle che servono per mantenere il 51 per cento nelle mani pubbliche. Se Coingas ha potuto portare in dote ad Estra valori e contenuti che proprio la quotazione in Borsa potrà interamente riconoscere all'interno di equilibri, tutti da bilanciare, nei territori di competenza dei tre soci, Intesa Siena, Consiag di Prato e, appunto Coingas, è proprio perché in via Cocchi si è sviluppato negli anni il laboratorio di una felice intuizione con la quale 46 anni fa il sindaco Aldo Ducci e il vicesindaco Andrea Guffanti portarono in consiglio comunale l'interruzione della concessione della distribuzione del gas affidata nel 1933 a Italgas, azienda privata di Torino. "Il metano - sostenne Ducci in consiglio - è uno strumento in grado di orientare lo sviluppo economico ed elevare i livelli occupazionali. E' quindi un elemento di riequilibrio socio-territoriale che non può sfuggire al controllo della mano pubblica per una politica più incisiva in questa direzione". Ma l'intuizione di Ducci e Guffanti andò oltre: la politica di sviluppo del territorio non poteva chiudersi dentro le mura cittadine. E la metanizzazione del comune di Arezzo avrebbe avuto un senso compiuto solo con quella degli altri comuni, soprattutto quelli più piccoli. Da qui l'intuizione, non priva di una vena di solidarietà con chi era meno attrezzato, che portò alla nascita di Coingas, il consorzio che unì per primi i comuni di Arezzo, Capolona, Subbiano, Castel Focognano, Bibbiena e Poppi. E ogni volta che un comune aretino veniva metanizzato era gran festa attorno ad una fiammella accesa sull'ingresso del Comune, alimentata dal metano. Simboli che oggi, in vista dell'ennesima svolta epocale di quella intuizione con la quotazione in Borsa, assumono un valore che non può non pesare nel radicamento territoriale sul quale fa leva Estra per affrontare una sfida tra giganti.