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Da vescovo di Arezzo a vescovo degli italiani

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Romano Salvi
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Dopo aver  portato l'auto fuori da un fondo del Palazzo vescovile, stava richiudendo il portone. In una sera d'inverno, il vescovo Gualtiero non aveva neppure spento il motore per richiudere il portone e partire. Un viaggio lungo? “No mi aspettano in Valle Santa”. Si mette al volante e parte da solo verso la montagna più lontana da Arezzo, ai margini della diocesi di  Arezzo, Cortona e Sansepolcro, la diocesi del vescovo Gualtiero. Lo aspetta la  montagna dei pastori: e Gualtiero, uomo della montagna fiorentina, è uno di loro, uno di quelli che, come dice Papa Francesco, devono avere addosso l'odore delle pecore. Quando Papa Francesco,  anche lui pastore, lo ha visto per la prima volta, ha sentito subito l'odore delle pecore addosso al vescovo Gualtiero: è l'odore delle  pecore che era andato a trovare in Vallesanta, le stesse che ha incontrato nell'avvio della visita pastorale in tutte le realtà lavorative e familiari della diocesi di San Donato, le stesse, 450 lavoratori della Buitoni, che lo hanno avuto vicino quando era in pericolo il loro futuro, le stesse che aveva lasciato  a Massa Marittima e a Piombino, dove si è messo  la tuta blu degli operai dell'acciaieria e li ha salvati,  da pastore che sa come si guida un gregge. Con la cura, l'attenzione, l'amore, soprattutto verso chi rischia di perdersi fuori dal gregge.  Papa Francesco non ha mai dimenticato quell'odore: e nella schiettezza toscana del prete  che si è formato alla scuola di Don Milani,   nella sua concretezza dell'improvvisazione, come lui chiama la sua capacità di trovare la via più breve, più semplice e più corretta per ogni soluzione, il Papa si è riconosciuto, fino a nominarlo cardinale  e sceglierlo presidente della Cei.  Cardinale di Perugia, vescovo di tutti gli italiani, con l'odore di Arezzo, dove da vescovo si è immerso per dieci anni, guida cristiana, ma non solo religiosa, di una comunità che, colpita dalla crisi economica, rischiava di essere minata sul piano sociale e che nel suo vescovo aveva trovato le ragioni per riscattarsi.  Pastore di anime, sì, ma anche pronto, con il coraggio degli antichi vescovi guerrieri aretini, a scendere  in campo per le battaglie della dignità di tutti gli uomini e di tutte le donne. Arezzo sempre nel cuore, e Bassetti sempre nel cuore degli aretini: un amore inscindibile che ogni anno il 15 febbraio si rinnova davanti alla Madonna del Conforto. Di cui Bassetti tiene una immagine sopra il letto. A festeggiare in San Pietro  il neo cardinale appena nominato da Papa Francesco nel Concistoro del 2014  erano in 500 gli aretini, uniti ai perugini in un orgoglio comune per il loro cardinale. E' lo stesso orgoglio che ora unisce due città per aver offerto a Papa Francesco il condottiero della chiesa italiana a sua immagine e somiglianza. Un condottiero con le armi del sorriso,  della solidarietà  e la partecipazione a tutte le realtà di un'Italia che vive  e che soffre. Avranno molto da imparare da un condottiero che innova con le regole del Vangelo, tanti aspiranti condottieri del Paese. Per far prima possono sempre rileggersi le pagine scritte in dieci anni ad Arezzo e con gli aretini dal vescovo Gualtiero.