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Cinque giorni di follia

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Romano Salvi
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Qualcuno, alla fine dei tempi supplementari di Passioni Festival, ha chiesto al presidente Meacci e all'allenatore in campo Scanzi come era andata.  Come chiedere a Ronaldo come è andata, dopo una partita di calcio vinta 14 a zero. La risposta? “E' andata oltre ogni  più rosea aspettativa”. Per fortuna il regolamento di un torneo lungo 5 giorni non prevedeva più di 14 gol. Se no ci voleva il pallottoliere per contare con quanti gol Passioni Festival ha vinto oltre ogni più rosea aspettativa.  “Sono stati cinque giorni pazzeschi”. Eccola  la verità in bocca ad Andrea Scanzi. Altro  che  previsioni, comprese quelle del maltempo che per allontanare qualcuno da Passioni Festival ha ottenuto lo stesso risultato del vento che soffia per togliere il mantello al viandante. Cinque giorni pazzeschi è la sintesi  più efficace di cinque giorni di eventi  in una sequenza senza  tregua di personaggi tra i più amati dagli italiani, fino al quattordicesimo gol messo a segno sul campo dell'Arena Eden. Pazzeschi per il successo di pubblico, per la fatica e la soddisfazione degli organizzatori, per il feeling tra i grandi personaggi sul palcoscenico e la grande platea degli aretini. Ma pazzeschi anche per la follia di chi è riuscito in una sfida che senza un pizzico di follia era  impossibile perfino lanciare. E' vero che le premesse c'erano tutte fin da quando Marco Meacci, l'uomo delle idee, Andrea Scanzi, l'inimitabile confessore  dei grandi personaggi, Mattia Cialini,  il talento cresciuto nel vivaio, avevano vinto la sfida contro l'apatia  dietro la quale gli aretini nascondono la voglia di cultura, di dialogo diretto con chi della cultura, dello spettacolo, del cinema, delle istituzioni, della letteratura è protagonista assoluto. Ma  è anche vero che quando in Italia  si è saputo  con quali armi Passioni Festival  si stava preparando alla nuova sfida, da più parti, anche da quelle più avvezze a certe sfide,  si è alzata un'aria mista di sorpresa e di incredulità. Non di scetticismo,  perché ormai si sa di che sia capace la provincia italiana quando si impegna con i suoi valori reali. Anche a costo di scoprire che un po' di follia provinciale farebbe bene a tutta Italia. I cinque giorni pazzeschi di Passioni festival, con mille spettatori per Proietti, il tutto esaurito  in ogni evento, aprono in realtà la strada alla kermesse aretina verso spazi di dimensioni nazionali. Proprio quello che aveva previsto Andrea Scanzi con il cartellone in mano della cinque giorni  dell'Eden. Ma se Scanzi, Meacci, Cialini con la loro follia che ha contagiato anche gli sponsor,  e con quella di uno staff  in piena sintonia come le squadre di calcio di  Sacchi, che proprio all'Eden ha tenuto la sua lezione,  si avviano verso un'impresa di dimensioni nazionali, è anche perché sul palcoscenico di Passioni Festival, i grandi personaggi respirano un'aria nuova, più genuina di quella degli studi televisivi o di quella dei grandi teatri italiani. E a quest'aria si stanno ormai abituando.  Ci voleva un po' di follia: per portare l'ossigeno della cultura a una città che, a dispetto di tanti luoghi comuni, aveva tanta voglia di respirarla.  In tante altre settimane pazzesche.