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La settimana calda del Pd

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Romano Salvi
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C'è chi mette in dubbio che il Pd  sia ancora un partito di sinistra: c'è chi si pone il dubbio quando Renzi va a braccetto con Berlusconi, quando gli uomini del Pd al governo prendono decisioni che piacciono perfino alla Lega. Ma a far cadere ogni dubbio ci pensa il Pd quando è alla continua ricerca dell'unità:  sono almeno cinquant'anni che  cercarla (e non trovarla) è una cosa di sinistra.  La cercano, ma tutto fa pensare che non la trovino neppure loro, i big del Pd aretino per una scelta condivisa del nuovo segretario provinciale. La misura di quanta convinzione ci mettano per trovarla e di quanto invece la proclamino  come alibi di una frattura che ricalca quella  delle primarie più divisive della storia del Pd,  l'ha data l'Unità, con la U maiuscola, con una festa che una volta era di tutto il popolo della sinistra e che questa volta ha invece messo il dito nella piaga delle divisioni. Domani, a otto giorni dalla scadenza della presentazione dei candidati, pleonastico è usare il plurale, a segretario provinciale, lo stato maggiore del Pd si riunisce per un tentativo che ha tutta l'aria di essere l'ultimo per evitare che anche il congresso provinciale, come quello nazionale, si trasformi in una prova di forza tra le componenti renziana e orlandiana.  La prima, come hanno dimostrato le primarie, in netta maggioranza, ma in difficoltà almeno quanto la seconda a indicare un candidato in grado di raccogliere un consenso unitario. E, dopo aver lanciato la candidatura del cortonese Albano Ricci sgradita non solo agli orlandiani ma anche a una parte significativa dei renziani che ha come riferimento il capogruppo nel consiglio comunale del capoluogo, Luciano Ralli,  in difficoltà anche a trovare un candidato in grado di tenere uniti tutti  renziani.  Evitano di indicarne uno, almeno fino alla vigilia del congresso in programma a metà ottobre,  gli orlandiani che, attraverso il comitato promotore aretino dell'associazione Dems fondata dal ministro della Giustizia, scelgono di assumere in una nota dai contenuti  fortemente critici rispetto al distacco tra partito ed elettori e non senza mettere in conto ai renziani una stagione di sconfitte elettorali nei comuni del territorio e in quello del capoluogo,una posizione politica decisa  da trasferire al congresso, prima ancora che “si assista ad un semplice conteggio di voti”. È il manifesto Dems, pubblicato ieri dal Corriere di Arezzo: basta la s finale che mette al plurale il partito democratico per capire le intenzioni dei democratici orlandiani aretini. Andare all'attacco riaffilando l'arma dell'unità: un'arma ogni volta rimessa a lucido ma mai usata. Dopo il primo attacco dei renziani con Albano Ricci di punta senza adeguato sostegno, e il tentativo di contropiede degli orlandiani con il rinforzo di una parte de renziani, più facile che alla fine prevalga il gioco all'italiana. Tutti in difesa sperando in un autogol: degli avversari.