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IL CANNOCCHIALE

Pd, Ralli varca il Rubicone

01.10.2017 - 12:33

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Alea jacta est. A trarre il dado  per andare contro la repubblica romana di Pompeo, Giulio Cesare ci pensò molto di più di quanto ci abbia pensato Luciano Ralli, renziano poco ortodosso, a varcare il Rubicone per andare contro la Repubblica dei fedelissimi di Renzi. Tratto il dado, il capogruppo in consiglio comunale, può già mettere in marcia le sue legioni verso il campo del congresso provinciale, dove l’aspetta per la sfida alla segreteria l’esercito con le insegne del giglio magico a sostegno di Albano Ricci. Ralli, prima di varcare il Rubicone dei confini renziani  ha dovuto aspettare che si schierassero tutte le sue legioni. Si sono ieri ufficialmente schierati con l’ala dei dissidenti renziani guidati da Ralli, gli orlandiani compatti del comitato aretino dei Dems. Che fossero in arrivo  sul versante dei renziani ralliani, sembrava scontato fin da quando pochi giorni fa i Dems locali hanno pubblicato il loro manifesto politico che segna la rottura del fronte renziano. Ma un conto è scrivere le intenzioni, un conto è metterle in campo. E i Dems ora le mettono  in campo così: “Abbiamo valutato la convergenza tra il nostro programma congressuale e le linee generali espresse da Luciano Ralli: convergenze da definire  in una piattaforma politica e programmatica da condividere nell’interesse del territorio aretino”.  Insomma non si va contro la repubblica romana, se chi guida le legioni ci va solo per essere a capo di una sua provincia. “Abbiamo deciso di sostenere la candidatura di Luciano Ralli – dicono i Dems- perché siamo convinti che sia la migliore per definire una nuova identità politica del Pd, per affinare un programma che affronti le principali emergenze economiche e sociali della provincia di Arezzo, per ridare ai cittadini reali possibilità di condivisione delle scelte politiche, e riallacciare i rapporti con l’intera area del centrosinistra, con la definitiva dismissione di atteggiamenti autoreferenziali”.  I Dems vanno perfino oltre i confini provinciali: con Ralli e i renziani dissidenti sono certi di porre le basi per la creazione di un nuovo modello locale del Pd “aperto a tutte le espressioni della comunità locale e pronto alle prossime sfide elettorali in una logica unitaria ed inclusiva”. A ricomporre l’unità anche al congresso ci ha provato anche il segretario provinciale uscente, Massimiliano Dindalini, che nell’estremo tentativo di portare il pd unito al congresso, ha invitato Ralli e Ricci “a fare un passo indietro”. Tentativo vano: il passo in avanti l’hanno fatto da tempo  i renziani con Ricci, convinti che l’unità non fosse neppure in discussione. E il dado l’ha ormai tratto, a pochi giorni dal congresso, anche Ralli  che mette il dito nella ferita della divisione non solo nel partito, ma anche dei renziani.  “Che sia un congresso vero, non di facciata” era il titolo del manifesto Dems.  Il titolo l’hanno azzeccato. Resta da vedere se da Arezzo partirà un nuovo modello locale del Pd. Arezzo in fondo si è creata una fama nazionale nel creare nuovo modelli di governo locale. E in tanti hanno seguito il modello che ha riportato il centrodestra a governare la città. Chissà che non ne crei un altro per riportare al governo di Palazzo Cavallo il centrosinistra.

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