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Pd, è arrivata la colomba della pace

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Romano Salvi
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Dopo l'impresa del terzo uomo che è riuscito a mettere d'accordo renziani e orlandiani  del Pd aretino, non ci sarà da sorprendersi neanche che l'Italia di Ventura diventi campione del mondo. Ma per il Pd ad Arezzo nulla è impossibile:  nel bene e nel male. Sembrava impossibile che il Pd della città a quei tempi più renziana d'Italia perdesse al ballottaggio le elezioni per il sindaco di Palazzo Cavallo, ma nessuno avrebbe scommesso un centesimo neppure sulla pacificazione tra i renziani che si spezzano ma non si piegano, ormai pronti alla sfida  per la segreteria provinciale  con Albano Ricci candidato, da una parte, e dall'altra i renziani che non hanno mai  digerito le sconfitte seriali dopo il “caso nazionale” di Palazzo Cavallo, attratti dagli orlandiani, decisi a raccogliere la sfida con Luciano Ralli.  Alzi la mano chi pensava che gli inviti all'unità da schieramenti che in tre anni hanno via via allungato sempre più la distanza che li divide fino a rendere impalpabile la presenza del Pd  che fino a tre anni fa  governava più del 90 per cento dei cittadini della provincia, avessero più credibilità di un invito a pranzo sulla luna.  Eppure il Pd andrà al congresso con un solo candidato, quello renziano duro e puro. La colomba della pace è entrata dalle finestre di Piazza Sant'Agostino, quando ormai le finestre stavano per chiudersi.  A spalancarle è stato un orlandiano , Massimiliano Dindalini, nelle vesti di segretario uscente, con una candidatura all'insegna della deposizione delle armi.  Ma se la colomba ha avuto più credito degli inviti velleitari all'unità, non è perché è piovuta dal cielo. Magari ha dovuto fare un lungo viaggio, spiccando il volo da una stanza della Giunta regionale, dove lavora l'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli, ma, forse proprio perchè è arrivata da lì, la colomba e il suo messaggio hanno sovvertito le scommesse. Renziani di ferro, renziani più duttili, orlandiani –tutti vincitori con un solo condottiero, Albano Ricci, verso un congresso che definire unitario ora si può. Al netto di sorprese sempre dietro l'angolo del Pd, che a Roma ora svolta verso coalizioni definite ologramma dagli scettici, nel senso che sono pronte anche a dissolversi, l'unità  eviterà al Pd l'incubo della conta. Ricci, del resto, ha rassicurato, con una sua intervista al Corriere di Arezzo, sia i renziani che gli orlandiani: avranno tutti una presenza paritaria nella prossimo segreteria provinciale. E due giorni prima che Renzi  aprisse qualche spiraglio a sinistra, Ricci si è fatto paladino della ricostruzione del centrosinistra, anche in una città che per la prima volta nella sua storia amministrativa del dopoguerra, non ha a Palazzo Cavallo un consigliere comunale di sinistra. Ma sa anche che non basta una colomba per continuare a volare all'insegna della pace, anche dopo il congresso. “La prima riappacificazione –ha detto.- dovremo farla con i cittadini che si sono allontanati dalla politica”. Questa sì che è un'impresa. Ma il Pd, belle o brutte, non è mai stato avaro di sorprese.