Due passi, in auto

Due passi, in auto

22.10.2017 - 16:12

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Arezzo non è Torino e neanche Milano: e  la Toscana non è nella valle Padana, l’area geografica più esposta in Europa  all’inquinamento atmosferico per colpa del pm10, la sigla inquietante dietro la quale si nascondono le polveri sottili prodotte dal traffico che, se non piove o tira vento, riempiono i polmoni anche di chi non si muove da casa. E’ anche  molto probabile che il sindaco Ghinelli non sia mai costretto a invitare gli aretini a non aprire né le finestre né le porte per non fare entrare in casa 114 microgrammi di Pm10 ogni metro cubo d’aria, come è costretta a fare in questi giorni la sindaca di Torino, Chiara Appendino. Ma quando il ministro per l’ambiente, Gianluca Galletti, va oltre l’emergenza padana e consiglia  interventi strutturali contro il pm10 di tutta Italia, è meglio che venga ascoltato non solo dai sindaci della valle padana, ma anche da quelli della Toscana.  A cominciare da Arezzo, dove i polmoni di chi  passa nei dintorni della stazione, corrono il rischio di riempirsi di Pm10 come è successo a dicembre e gennaio. Quando la centralina dell’Arpat che vigila sull’aria che si respira alla stazione ha registrato livelli di polveri sottili ben oltre il limite dei 50 microgrammi per metro cubo previsti come soglia massima di sicurezza , con punte record  come quella  di domenica 11 dicembre, la più nera di polveri in Toscana con appena dieci microgrammi per metro cubo in meno di quelli che fanno chiudere porte e finestre a Torino. Come se non bastasse la centralina fece scattare l’allarme per quindi giorni in un mese.. Poco meno della metà del numero dei giorni nell’arco dell’anno, oltre il quale i comuni toscani entrano nella categoria delle aree critiche, dove è d’obbligo intervenire, appunto, con i provvedimenti strutturali. Previsti dalla Regione Toscana e ora caldamente consigliati dal ministro Galletti.  Con i quali si va oltre l’emergenza del blocco del traffico. Si pensa al futuro della qualità dell’aria, alle prospettive ambientali della città,  che  hanno ben poco spazio fisico e temporale senza un piano della mobilità sostenibile, senza, appunto, misure strutturali.  Una città, dove per fare due passi non sia sempre necessario prendere l’auto, e se auto deve essere ci sia anche l’alternativa di quella elettrica. Ma non è un caso che a sollecitare l’approvazione del Pums, il piano urbano della mobilità sostenibile,  sia ormai da anni la Fiab, la federazione italiana amici della bicicletta, che ad Arezzo ha le sue punte di diamante. Ha fatto sentire ancora più forte la sua voce di  fronte ai numeri del suo censimento annuale dei ciclisti che percorrono la città.  Numeri poco incoraggianti per il futuro di una città a misura di due invece che quattro ruote.  Quasi il vento per cento dei ciclisti che pedalavano un anno fa sulle piste ciclabili utilizzabili in città, ha preferito lasciare la bici in cantina.  Perché è fatica pedalare e più comodo fare due passi in auto? No - dice il presidente della Fiab, Fabrizio Montaini. perché i ciclisti hanno paura a pedalare in mezzo al traffico e temono anche di non ritrovare la bicicletta dove l’hanno parcheggiata. Insomma serve una rete di piste ciclabili connesse una con l’altra, servono rastrelliere antifurto. Non serve il taglio delle piste ciclabili  in via Guido Monaco e in via Petrarca: dove andare in bici significa guardarsi alle spalle  dal traffico delle auto, con le quali ad Arezzo si fanno anche due passi.

 

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