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Pd, ma è vera unità?

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Romano Salvi
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Albano Ricci sarà il segretario di tutti: almeno per una sera, quella di domani all'Arena Eden, dove alle 21 è convocata l'assemblea del popolo del Pd, renziani di lotta, renziani dialoganti e orlandiani dimenticheranno o rimoveranno le divisioni che, prima ancora di rendere dura la vita del segretario provinciale uscente, Massimiliano Dindalini, hanno provocato voragini nella fiducia degli elettori e nella carta geografica delle amministrazioni di centrosinistra in provincia. Quella che comincia domani sera si presenta come una prova di unità. Dovrà certo passare  da tanti esami, i più difficili quelli delle elezioni locali e nazionali, ma senza unità anche gli esami più facili, come quello della riconferma del centrosinistra a Palazzo Cavallo, si trasformano in  dèbacle.  Da domani sera  compito di smentire ogni dubbio sulla saldezza di una fusione fin troppo rapida tra le componenti  di un partito che fino a poche ore dalla chiusura delle candidature era spaccato dal fuoco amico tra renziani, e da quello meno amico tra renziani duri e puri e orlandiani,  sarà soprattutto del neo segretario provinciale unitario, Albano Ricci, ma anche di chi con lui guiderà il partito all'insegna dell'unità.  Quella che è mancata almeno da quattro anni, quelli con Massimiliano Dindalini  segretario,  senza contare gli ultimi della segreteria  più longeva del Pd toscano guidata da Marco Meacci. Sarà perché sia l'uno che l'altro, anche se per periodi diversi, hanno toccato con mano la precarietà degli equilibri tra le componenti del partito , certo è che nessuno dei due, Dindalini nel suo ruolo istituzionale di segretario uscente,  Meacci con quello di segretario del Pd al governo della città per due legislatura consecutive, è estraneo alla ricomposizione della candidatura unitaria di Albano Ricci. Così come è certo che se fusione c'è stata quando ormai ogni invito ad unirsi  sembrava caduto nel vuoto,  lo si deve alla candidatura presentata in extremis da Dindalini per riaprire le porte al dialogo. E per chiuderle a quelle che lo stesso Dindalini definisce “un partito dentro il partito, poco attento  al suo ruolo politico e amministrativo locale”. “Pazienza – dice al Corriere- di Arezzo Dindalini- se in questi anni io non ho potuto contare  sull'unità delle componenti del partito, anche quando all'unità avrebbero dovuto contribuire  anche le figure istituzionali. Mi ripaga l'orgoglio di aver lasciato in eredità  il valore aggiunto dell'unità”. Non è un caso che all'assemblea dell'insediamento  di Albano Ricci, segretario provinciale unitario di fede renziana a prova di ferro,  partecipi anche il segretario regionale del Pd, Dario Parrini, che da sempre è dentro il cerchio magico, e che torna ad Arezzo dopo anni di assenza. Non è neppure un caso che Albano Ricci abbia indicato tra le priorità del suo mandato quella  riaprire il dialogo  con gli scissionisti di Mdp. Proprio quello che ha auspicato in questi giorni il segretario regionale. Chissà che ne pensa Bersani.