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Le Cinque stelle e la stella cadente

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Guido Barlozzetti
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Il cielo stellato della politica nazionale sta cambiando vorticosamente. Dobbiamo abituarci, sappiamo ormai da anni che il cielo delle stelle fisse era una vecchia consuetudine di un'era geologica della politica, non solo per la sua lontananza, ma perché protagonisti erano quelli e solo quelli. Qualche punto percentuale in più o in meno, ma nulla che arrivasse a sovvertire il quadro. Adesso siamo in un'altra fase. Nuovi attori salgono sulla scena ed altri che non sono saliti neppure da tanto rischiano di essere ridimensionati, avendo bruciato il tempo (poco) che avevano a disposizione per dare un segno di inversione del tran tran tradizionale. Arrivo io e cambia tutto, così si era presentato Matteo Renzi due anni fa e in tanti lo hanno seguito. Il governo ha fatto? Non ha fatto? Difficile stilare un bilancio, certo che alcune cose le ha fatte, il problema è che il bilancio alla fine lo tirano gli elettori e il voto dice di una percezione diffusa: qualcosa - e forse più di qualcosa - si è rotto nel rapporto tra il Presidente del Consiglio e il Paese. Un elemento, mi pare, si impone sopra gli altri. La divaricazione tra annunci e risultati. Renzi si è presentato con programmi dei cento giorni, poi ha cominciato ad allungare i tempi e ha costruito una retorica basata sulla contrapposizione tra il nuovo (lui) e il vecchio, i gufi, i difensori del passato e dell'immobilismo rispetto all'Italia che va avanti, ha fiducia e si impone nel mondo. Ha sottovalutato che il Paese nel frattempo è diventato un altro: nuovi problemi - sicurezza, terrorismo, flussi dei migranti.. - e la crisi che non basta un +1 per cento di prodotto interno lordo per dire che è passata. In particolare, le difficoltà di un ceto medio che doveva essere il perno largo di un progetto politico (il partito della nazione..) e invece si è visto risucchiato nel baratro delle difficoltà dell'economia, fino a lambire il limite della povertà. Hai voglia a parlare della bellezza dell'Italia e a gonfiare il palloncino delle aspettative quando i conti non tornano, i figli non lavorano e domani non è un altro giorno, ma un punto interrogativo. Ha personalizzato Renzi, forse lo ha dovuto fare per cercare di liberarsi dalle remore di un partito ancorato alla sinistra tradizionale (?) e per aprire al fronte trasversale dei moderati e di chi vuole modernizzare il Paese (ma ha anche processi in corso e un'immagine da vecchia consorteria). Il partito, da un lato, e il suo partito, dall'altro. Si è dimenticato che il Paese consegna cambiali che sembrano in bianco, ma poi le va a riscuotere e se percepisce che le cose non hanno funzionato fa presto a mandarle in protesto. Il passato insegna. E, andando ancora più a fondo, si è trovato stretto fra il pezzo di Paese che ha ancora le verticalità di prima - destra e sinistra, chi ha e chi non ha, valori e compromessi - e la liquidità crescente, che però ha spesso il volto della marginalità e della precarietà. E ancora, non ha ragionato fino in fondo sul paradosso dei media: la sua cavalcata è stata alimentata dalla sua attitudine mediatica, ma poi sono stati i media a dettare un'agenda fatta di scandali, processi, corruzione che hanno lambito e coinvolto il governo e il partito. I media non scherzano in questo Paese e nemmeno i giudici. Infine, l'egocentrismo che diventa solitudine, nel momento in cui chi non sta con te è contro di te e tutti quelli che non la pensano come te sono arcaici, in mala fede e cattivi. Una miopia che non ha consentito di capire il successo crescente delle Cinque stelle e l'evoluzione che l'ha portata sulla soglia del governo. Mancano pochi mesi al referendum e il cielo d'Italia non è più lo stesso.