Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

La campana a festa di Wall Street

Jacopo Barbarito
  • a
  • a
  • a

Non so se vi sia capitato di assistere alla cerimonia di apertura della Borsa di Wall Street a New York. Se non vi è capitato, cercate su Internet, un video lo troverete. Intanto ve la racconto. Siamo su una terrazzina, con una balaustra di marmo bianco e colonnine che potrebbero stare in una chiesa barocca. Alle spalle, la bandiera americana. Sotto, la distesa aggrovigliata delle schermate e dei computer che fra poco cominceranno la sarabanda delle cifre e delle compravendite. Sulla terrazza qualcuno tiene un martelletto in mano e aspetta che scatti l'ora fatidica. Il signore o la signora col martelletto possono essere il presidente o l'amministratore delegato di una società che si va a quotare in Borsa, come è accaduto a Sergio Marchionne per la FCA, oppure a scelta Budweiser, Viacom, Philips, Healthcare.. insomma, colossi o aspiranti tali del mercato globale, oppure il presidente di uno stato in visita a New York, una personalità rilevante a qualsiasi titolo del mondo economico, finanziario e politico. Ma è capitato che a tenere il martelletto siano stati invitati clowns e attori famosi come Captain America/Chris Evans o Bryan Cranston/Breaking Bad, astronauti della Nasa e stelle del basket. Chiunque sia, è circondato da una corte di amici e aiutanti che a volte possono presentarsi con bandierine, palloncini colorati, uniformi le più varie, pupazzi, in modo da dare una connotazione festosa all'incipit quotidiano di Wall Street. Perché questo è il segnale che si vuole dare e l'atmosfera che si deve respirare. Sta per cominciare una festa, siamo tutti sorridenti, giulivi e divertiti, sta per cominciare il grande show quotidiano nel tempio della finanza globale, non un a borsetta qualunque, ma quella di Wall Street, che se un giovedì dice male, il cielo si fa nero e sono cavoli per milioni e milioni di persone almeno per un decennio. Il 1929 dice qualcosa? Bene, stanno tutti sul terrazzino in trepidante attesa. Si scambiano pacche sulle spalle, si stringono la mano, sorridono a trentadue denti e aspettano le nove e trenta. Questione di orologio, quando le lancette dicono ok il predestinato del giorno batte con il martelletto e parte la opening bell, la campana che annuncia l'inizio delle trattative. Seguono applausi, sopra il terrazzino e sotto il terrazzino, urla di soddisfazione, pollici alzati, cinqualate entusiaste, salti di gioia.. al punto da far temere che il terrazzino possa venir giù. Dopo di che si comincia. E cosa comincia? La battaglia dei numeri, il mistero di quelle interminabili file di cifre a cui è appeso il destino di un'azienda ma anche di milioni di investitori che ci mettono i risparmi e non sanno bene in quale spirale o circolo vizioso di titoli veri, falsi, pieni, vuoti, a futura memoria, a scommettere sullo sfascio, sull'insolvenza o sul fallimento, perché anche questo si può, o sulle previsioni dei prezzi che saranno, del petrolio o del grano.. l'importante è il gioco delle cifre e il guadagno, qualunque sia il mezzo, mentre è secondario che ci sia anche un'economia reale, fatta di aziende e di gente che lavora, di soldi che non sono solo una proiezione o una simulazione, ma quelli a cui si lega il destino di una famiglia o la pensione di un lavoratore. I software della finanza lavorano! Insomma, che la festa cominci e che tutti si tuffino sulle tastiere, con la cuffia all'orecchio, pronti a sterzare di qua o di là gli ordini, possibilmente un attimo prima degli altri. Ah, dimenticavo, alle quattro del pomeriggio c'è la closing bell, stessa cerimonia della mattina, solo che stavolta si chiude. Martelletto, campana, applausi. Potete chiudere i computer roventi. Domattina si ricomincia. Stesso terrazzino.