Biodiversità, clima, inquinamento. L'Ue rischia di non centrare gli obiettivi al 2030

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Biodiversità, clima, inquinamento. L'Ue rischia di non centrare gli obiettivi al 2030

Perdita biodiversità, cambiamenti climatici, eccessivo sfruttamento risorse: sfide 'senza precedenti'

04.12.2019 - 13:47

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Roma, 4 dic. - (Adnkronos) - L’Europa non riuscirà a centrare gli obiettivi fissati per il 2030 senza un intervento urgente, nell’arco dei prossimi dieci anni, che affronti l’allarmante tasso di perdita di biodiversità, gli effetti sempre maggiori dei cambiamenti climatici e l’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. E’ quanto emerge dal rapporto “State and Outlook of the Environment Report - Soer 2020” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea). La relazione quinquennale viene presentata oggi a Bruxelles presso il Consiglio dell’Unione Europea.

Secondo il rapporto, sebbene le politiche europee sull’ambiente e il clima abbiano contribuito a migliorare la situazione ambientale negli ultimi decenni, i progressi compiuti dall’Europa non sono sufficienti e le prospettive per l’ambiente nei prossimi dieci anni sono tutt’altro che rosee.

"L’ambiente in Europa si trova in un punto di svolta - dichiara Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea - Abbiamo uno stretto margine di opportunità nel prossimo decennio per potenziare le misure finalizzate a proteggere la natura, attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici e ridurre drasticamente il nostro consumo di risorse naturali".

Nel complesso le tendenze ambientali in Europa non sono migliorate dall’ultimo rapporto sullo stato dell’ambiente pubblicato dall’Aea nel 2015 e la maggior parte degli obiettivi per il 2020, soprattutto quelli sulla biodiversità, non sarà raggiunta. Dei 13 obiettivi strategici specifici fissati per il 2020 sulla biodiversità, solo due hanno buone probabilità di essere raggiunti (designazione di zone marine e zone terrestri protette).

L’Europa ha compiuto importanti progressi per quanto riguarda l’efficienza delle risorse e l’economia circolare ma rallenta su riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, emissioni industriali, produzione di rifiuti, efficienza energetica e percentuale di energia rinnovabile. Guardando al 2030, se le attuali tendenze persistono il deterioramento dell’ambiente naturale si aggraverà e aria, acqua e suolo continueranno a essere inquinati.

Gli effetti dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico e acustico sull’ambiente e la salute umana sono ancora fonte di preoccupazione. L’esposizione al particolato, responsabile di circa 400.000 decessi prematuri in Europa ogni anno, colpisce i paesi dell’Europa centrale e orientale in modo sproporzionato. Vi è inoltre una crescente preoccupazione per le sostanze chimiche pericolose e i rischi che ne derivano.

Dalla relazione emerge che, riducendo le emissioni di gas a effetto serra, l’Europa ha già compiuto notevoli progressi nel corso degli ultimi vent’anni in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici. Segnali di miglioramento sono evidenti anche in altri settori, quali quello dell’inquinamento atmosferico e idrico, e con l’adozione di nuove politiche per affrontare il problema dei rifiuti di plastica, per l’adattamento ai cambiamenti climatici nonché per l’economia circolare e la bioeconomia.

Bene anche l’iniziativa per la finanza sostenibile dell’Ue, ma sebbene tali risultati siano significativi, l’Europa deve potenziare e accelerare drasticamente le misure in campo ambientale, al fine di evitare cambiamenti e danni irreversibili.

Insomma, le attuali politiche europee forniscono una base essenziale per i progressi futuri ma non sono sufficienti. Per migliorare, l’Europa deve affrontare alcune sfide in modo diverso e deve ripensare i propri investimenti. Saranno necessarie anche ulteriori misure politiche per operare un mutamento profondo dei principali sistemi di produzione e di consumo alla base del nostro moderno stile di vita, come ad esempio l’alimentazione, l’energia e la mobilità, i cui effetti sull’ambiente sono sostanziali.

La relazione sottolinea anche l’importanza di come le misure governative possano consentire la transizione verso la sostenibilità e la necessità di modificare l’approccio ai problemi.

L’Europa deve, ad esempio, ripensare il modo in cui ricorre alle innovazioni e alle tecnologie esistenti; come potrebbero essere migliorati i processi di produzione; come si potrebbero promuovere la ricerca e lo sviluppo in un contesto di sostenibilità e come si potrebbe stimolare la trasformazione dei modelli di consumo e dei modi di vivere.

Infine, per portare a termine tale trasformazione occorrerà investire in un futuro sostenibile e porre fine all’uso di fondi pubblici per sovvenzionare quelle attività che danneggiano l’ambiente.

"Nei prossimi cinque anni - dichiara Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo della Commissione europea - metteremo in atto una vera e propria agenda di trasformazione, lanciando nuove tecnologie pulite, aiutando i cittadini ad adattarsi a nuove opportunità di lavoro e ai cambiamenti nell’industria, e infine adottando sistemi di mobilità più puliti ed efficienti e optando per un’alimentazione e un’agricoltura più sostenibili".

"Se riusciamo in questo intento - aggiunge - i vantaggi per l’Europa e i suoi cittadini saranno molteplici, così come quelli per la nostra economia e il nostro pianeta. Si tratta di una sfida globale ed urgente e di un’opportunità unica per l’Europa".

Il rapporto delinea le sette aree chiave in cui è necessaria un’azione coraggiosa per rimettere l’Europa in carreggiata affinché possa raggiungere gli obiettivi e le ambizioni fissate per il 2030 e il 2050: serve una piena attuazione delle politiche esistenti per consentire all’Europa di raggiungere gli obiettivi ambientali al 2030; adottare la sostenibilità come quadro di riferimento per l’elaborazione delle politiche, a cominciare dal sistema alimentare, dalle sostanze chimiche e dallo sfruttamento del suolo; assumere un ruolo guida dell’azione internazionale verso la sostenibilità.

E ancora: spingere sull'innovazione; aumentare gli investimenti e riorientare il settore finanziario per supportare progetti e imprese sostenibili; gestire i rischi e garantire una transizione socialmente equa; creare più conoscenze e competenze.

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