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Il ciclone Marco Presta chiude il 2017 del Passioni Festival

Antonella Lunetti
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Pirotecnica chiusura dell'anno per l'Arezzo Passioni Festival. E' stato Marco Presta - autore versatile, conduttore radiofonico e scrittore – il mattatore dell'ultimo appuntamento della rassegna coordinata da Marco Meacci e Mattia Cialini. Oltre un'ora di buon umore, tra aneddoti, battute e riflessioni, cui si aggiunge quasi mezz'ora di firma-copie finale. Gremita la sala conferenze della Feltrinelli Point di Arezzo che per l'occasione ha ospitato una delle tappe del circuito invernale. Presta, voce da oltre vent'anni della trasmissione di Radio Due “Il ruggito del coniglio”, ha intrattenuto i presenti parlando dell'importanza delle passioni, della magia nella quotidianità. D'altronde oggi “siamo immersi nella medietà fino al collo”, ha esordito rispondendo alle domande del direttore artistico della manifestazione, Andrea Scanzi. E introducendo il suo ultimo romanzo, “Accendimi”, edito da Einaudi. “Io so scrivere delle persone del mondo da cui provengo. Parlo di gente comune – ha aggiunto Presta - Caterina è la protagonista insoddisfatta del mio romanzo. La passione è la chiave di lettura del libro, c'è bisogno di passione per vivere e la passione è un impazzimento dell'esistenza. Gestibile, ovviamente, ma necessaria. Perché abituarsi alla medietà è la cosa peggiore che si possa fare. Rischiamo di atrofizzare il muscolo della felicità”. Presta ha parlato a lungo anche della sua vita: “Io e Antonello Dose (con cui conduce il “Ruggito del coniglio”) avevamo iniziato da poco e ci stavano già facendo fuori. Un giorno Renzo Arbore ci ascolta e dice che siamo bravi. E ci salva. Improvvisamente diventiamo bravi. E' stato un gesto disinteressato, quello di Arbore. Qualcosa di magico”. E la radio, per Presta, continua ad essere circondata da un'aura magica, tutt'ora. “Per me è anche un lavoro, mi serve per pagare il mutuo. Ma resta la straordinarietà, ogni volta che vado in onda. La radio è il media più affettivo, non si vuole bene a niente come alla radio. Il personaggio televisivo lo ammiri, o magari lo detesti. Al personaggio della radio vuoi bene”. Anche se la televisione non è un mezzo estraneo al percorso di Presta. “La televisione è una cosa di cui vergognarsi sempre – ha detto scherzando -. Ho fatto “Giochi senza frontiere”,  ho collaborato alla prima serie di “Un medico in famiglia”. Di fatto, scrivevo battute per la fiction che poi venivano tolte regolarmente”. E infine una riflessione sull'attualità: “Purtroppo l'Italia dà molti spunti alla satira. Ma siamo anche un paese che sa ridere dei propri difetti. Chi fa il mio mestiere in Norvegia – ha chiuso sorridendo prima del lungo firma copie finale - muore di fame”.