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Al Teatro Petrarca il "Gaber Day", un'idea di Andrea Scanzi

Antonella Lunetti
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A 15 anni dalla scomparsa del Signor G, Arezzo dedica una grande serata all'artista milanese: il “Gaber day”. Tutto nasce da un'idea di Andrea Scanzi, che porta in giro da anni lo spettacolo “Gaber se fosse Gaber”. I numeri parlano da soli: 140 repliche, più di 40mila spettatori e il sostegno della Fondazione Gaber che non mancherà neppure per l'evento al Teatro Petrarca, previsto per venerdì 19 gennaio alle 21. Ingresso gratuito e biglietti disponibili fino a esaurimento per un massimo di due a persona. È possibile ritirarli presso la Rete Teatrale Aretina in via Bicchieraia giovedì 18 gennaio dalle 16 alle 19 e il giorno dello spettacolo alla biglietteria del teatro dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21. Gli interpreti saranno tutti gaberiani doc. Andrea Scanzi, che sarà voce narrante della serata. Regia e direzione di scena di Simone Rota, esecuzioni musicali di Paolo Benvegnù, Giulia Casale, Syria. Sì, perché la serata, la cui durata è di circa due ore, si articola in una narrazione, in nove brani eseguiti live dai tre artisti e in video proiettati sul maxischermo con le esecuzioni di Gaber. “Di fatto – spiega Andrea Scanzi – è una serata unica sul piano nazionale, un regalo ad Arezzo per non dimenticare un artista eccezionale e con una sorpresa che non svelerò ma che, garantisco, sarà speciale. Ringrazio molto il sindaco Alessandro Ghinelli, che ha appoggiato immediatamente la mia idea. A proposito di Gaber, Petrarca e Arezzo, penso sia stato il 1992 o l'inizio del 1993, qui ci fu una delle prime esibizioni di ‘Qualcuno era Comunista' e io ero lì. Fu incredibile. Avevo già visto nel '91 Gaber a Fiesole e sin da quella prima volta voglio bene a Gaber: sono terrorizzato dall'idea che la sua memoria si perda. Il nome ‘Gaber' lo conoscono tutti, ma se poi vai a scavare ti accorgi che Giorgio Gaber è conosciuto solo in modo superficiale: non ci si rende conto di quanto il patrimonio artistico di Gaber e Luporini sia smisurato. E il Gaber più forte, quello più geniale, è spesso quello che meno si conosce. Qualsiasi monologo, qualsiasi canzone hanno degli insegnamenti da dare. Sono convinto che Gaber e Luporini siano stati profetici almeno quanto Pasolini. In ogni loro canzone e monologo ci sono degli elementi di lucidità, profezia e forza che sono qualcosa di incredibile. Al Petrarca di Arezzo, con me, avrò delle garanzie: Giulio Casale è il più grande interprete di Gaber oggi. Paolo Benvegnù lo apprezzo da sempre e sa tutto di Gaber. Syria la conosco bene e so quanto stimi e adori Giorgio Gaber: amo una sua versione di ‘Se io sapessi', la esegue in maniera pazzesca”.