Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

"Giochiamo anche noi": ecco l'Italia del calcio gay

Insieme al sindaco di Torino Chiara Appendino

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

Il libro per raccontare il calcio gay. Lo ha scritto la collega Francesca Muzzi, cronista di sport, di vita, di storie. E' un viaggio, tra passione e curiosità, che l'ha portata a conoscere calciatori omosessuali di tutta Italia disposti a svelare le loro vicende, ora dolenti ora gioiose. Storie di diversità nel mondo prettamente antigay del pallone, dove urlare “froci” ai propri giocatori - racconta uno degli intervistati all'autrice - è il peggior rimprovero che si possa fare. E' dura, in un ambiente di muscoli e veline, fare coming out. “Giochiamo anche noi. L'Italia del calcio gay” (Ultra, 144 pagine) offre una carrellata di vicende umane diverse tra loro, ma accomunate dal linguaggio universale del calcio. C'è chi tiene la propria omosessualità nascosta accanto alle scarpette nel fondo del borsone della propria vita, e c'è chi la svela al cospetto di quel tribunale sessista che è lo spogliatoio. Chi preferisce la penombra e chi sbandiera il proprio orientamento: calciatori gay in clandestinità, gay che si organizzano tornei riservati, gay che si misurano a viso aperto con gli etero. E li battono pure. Scrive nella prefazione Tomas Locatelli ex calciatore di serie A: “Non so se ho mai giocato con un compagno omosessuale. Se l'ho fatto non me ne sono accorto”. E infatti quelli che militano ad alti livelli restano, a quanto pare, invisibili. Fare coming out significherebbe infatti mettersi fuori gioco: perdere lo status di calciatore, buttare all'aria immagine e conto in banca. Non conviene. No, non c'è partita - nei professionisti - tra orgoglio omosessuale da proclamare e codici del business calcistico. Un testimonial di serie A che abbia il coraggio di sgretolare il muro, si deve ancora vedere. Discorso diverso nelle categorie inferiori. Dove il calcio è più genuino, libero da ricatti economici e di potere. Lì emergono anche le identità fuori dal coro. E Francesca Muzzi, donna e giornalista che per virtù e necessità detesta il banale, si è gettata a capofitto in un mondo sommerso, lo ha lumeggiato e raccontato. Ecco allora Alessandro, presidente della squadra gay Asdc Töret Torino e grande tifoso granata: “In curva non ci sono distinzioni. Non ci sono caste, non ci sono generi”. Magari, spera, un giorno capitasse un Messi gay, un fuoriclasse, a scompaginare incrostazioni e pregiudizi. Ecco Alessio, specializzato in calcio a 5, che ha saputo forse con coraggio affrontare lo spogliatoio ottenendo rispetto. C'è l'arbitro Andrea, fatto fuori dal sistema quando era nei ranghi dell'Aia e venne fotografato mentre arbitrava ad un torneo gay. Ora a fischiare nelle partite Uisp. Ecco Ferruccio che gioca nei Bugs Bologna, e racconta di come i “ricchioni” e “finocchi”, come qualcuno li stigmatizza, giocano sul serio e possono anche rifilare un bel 4 a 0 agli etero. Dario, che va fiero del suo amore “orso”, è più realista del re. Si dice sicuro che l'omofobia resterà per sempre: non pretende che la sua omosessualità venga per forza applaudita, detesta l'ipocrisia e sintetizza: “Sarebbe come imporre un volo intercontinentale a chi ha paura dell'aereo”. Andrea ci svela i segreti del Fantacalcio gay, passato da 6 a 60 squadre in poco tempo, e indica i nomi dei calciatori più contesi dagli omosessuali in fase di mercato: quelli che piacciono di più per le loro caratteristiche. Vi lasciamo la curiosità di scoprirli nel libro. Il libro racconta l'universo dei campionati gay. Ferdinando, da Catanzaro a Milano, ne parla non come di un recinto, un ghetto, ma di una famiglia. Fa riflettere il caso di Francesco, talentoso fin da bambino (provino alla Borghesiana), dalla Sicilia a Milano, arrivato lì lì per fare il gran salto nel professionismo. Ottimo giocatore, ha sempre indossato la maschera etero. A bloccarlo furono gravi problemi di salute, ma ammette che se fosse entrato in quel mondo, in serie C, non si sarebbe dichiarato. Avrebbe tenuto la maschera. Nella massima serie l'omosessualità sbatte sulla barriera (Giorgio, uno degli intervistati, siciliano trapiantato a Milano, convocato in serie A cinque volte, racconta la sua tormentata esperienza) o tutt'al più è motivo di falsi scandali, innescati magari da una scommessa nata così per celia. Come racconta Claudio Bellucci a proposito del bacio scandalo, nel 2002, a Carlo Nervo, dopo il gol al Brescia. Un retroscena chiarisce il caso. Francesca Muzzi raccoglie anche la testimonianza del dirigente di calcio Gianni (Lupa Roma, Lupa Castelli, Savoia, Torre Annunziata), imprenditore con ottanta dipendenti, presidente con le spalle larghe molto rispettato dai suoi calciatori. Evitato dai vertici Figc, si è sposato con il compagno di una vita in diretta Facebook. Giocano anche loro. C'è Gianluca, tifoso giallorosso della sud e giocatore nella Phoenix, la cui serena filosofia è: “Il pallone è gioia, mi rende libero e felice”. A Napoli ci sono i Pochos (in onore al Pocho Lavezzi) con il partenopeo Giorgio che trovò la forza per il coming out davanti alle telecamere alla presentazione della squadra. Nessuno ancora sapeva che era gay. C'è Ivano degli Outsiders, Luca dei Soccer, c'è Marina di Salerno, che prima era uomo e ora è donna, in un percorso dove oltre al pallone c'è pure Gesù. Ci sono gli Arzenal Genova e altri club. C'è Mirko che prima si mimetizzava tra i calciatori etero nel vapore della doccia e ora assicura: “Le partite, i cross, i gol, i rigori, erano gli stessi del mondo etero. E anche i calci e le botte.” Ci sono storie d'amore, ironie, incazzature, adolescenti che scoprono di essere altro, rapporti più o meno complicati con le famiglie al momento di rivelarsi. Ci sono i King Kickers che si preparano agli Eurogames (olimpiadi gay) del prossimo anno a Roma. C'è Niccolò, dei Revolution Soccer Team (con love scritto al contrario) che porta una ventata di ironia toscana con la Finocchiona Cup e le battute che si dicono i giocatori gay in campo. “Bucaioli”, “femminielli”, giovani che raccontano a Francesca Muzzi il dribbling tra giudizi e pregiudizi. E' un libro ben scritto, che tratta un tema ostico, ma che merita di essere letto. “La palla non giudica”, taglia corto Luca, dei Toret Torino.  Il libro di Francesca Muzzi, “Giochiamo anche noi. L'Italia del Calcio Gay” è stato presentato al Palazzo Civico di Torino presso la “Sala delle Colonne” in occasione della presentazione della IV edizione della TÖRET CUP. Una iniziativa che si svolge con il patrocinio e la partecipazione del Comune di Torino, Assessorato ai Diritti Civili, Assessorato allo Sport, Casarcobaleno e Uisp Piemonte. A Torino era presente la giornalista, redattrice del Corriere di Arezzo e il suo libro sarà presentato ad Arezzo alla libreria Edison venerdì 30 novembre alle ore 19.