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Arezzo, il tecnico dei portieri Franzese: "Così li faccio allenare in casa"

Antonella Lunetti
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E' arrivato ad Arezzo due anni fa per allenare i portieri amaranto dopo l'esperienza a Viterbo e quella precedente in India, nel Chennaiyin, alla corte di mister Marco Materazzi. Tre anni fuori dal comune prima del ritorno in Italia. Nel suo palmares, da giocatore, tra le varie squadre ci sono state Castel Rigone (dove ha chiuso la carriera tra i pali), Nocerina, Verona, Juve Stabia, Novara. E oggi, purtroppo, una situazione mai vissuta prima con un'emergenza sanitaria che sta mettendo a dura prova tutto il mondo e con una quarantena forzata che tiene giocatori e staff lontani dal campo ormai da diverse settimane. “Eh sì – commenta Francesco Franzese, tecnico dei portieri dell'Arezzo – siamo costretti a vivere giornate abbastanza uguali, tutti facciamo le stesse cose dentro casa senza uscire”. I portieri continuano a tenersi in forma, così come il resto della squadra, per una ripresa del campionato che a questo punto non sarà possibile, ma mantenere la forma è fondamentale. “I portieri hanno ricevuto il loro programma da svolgere – spiega il tecnico dei portieri che sente i suoi ragazzi ogni giorno – mi aggiornano sul lavoro che fanno, chiaramente non possono fare molto. Lavorano più che altro sulla forza e poi nei limiti del possibile svolgono lavoro aerobico con affondi, balzi e cose nel genere. Ma per riprendere la forma ci vorrà del tempo una volta finita questa situazione per evitare che si facciano male”. Il difficile, in questi tempi di quarantena, è anche vivere da soli lontani dalle proprie famiglie. “Stare lontano da casa già si per sé mette a dura prova i ragazzi psicologicamente – commenta Franzese - mi metto nei loro panni e non è semplice. Pissardo, Daga sono entrambi lontani dai loro affetti”. Fortunatamente però c'è la famiglia amaranto a tenere compagnia. “Siamo sempre in contatto con il direttore, con lo staff, il medico, il team manager – spiega – cerchiamo di stare da lontano più vicini possibile in attesa di poter tornare alla normalità”. Una normalità che però richiederà ancora tanta pazienza. E mentre i giocatori continuano come possono ad occupare le loro giornate, la questione che maggiormente tiene banco in queste ore è quella relativa al taglio degli stipendi dei calciatori. Rigettata dall'Aic la proposta della cassa integrazione nella riunione fiume di venerdì i presidenti dei club di terza serie hanno optato per la riduzione degli stipendi ad una o due mensilità. Proposta che adesso è in fase di valutazione. “È emersa un'estrema pesantezza della situazione per i club, siamo per molti alla fase del non ritorno – ha dichiarato il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli - L'intersecarsi del rischio della chiusura delle proprie aziende di famiglia e i costi da sostenere per la gestione del club di calcio aumenta la gravità della situazione. Nessuno pensa che debbano pagare i soli calciatori. Il vero rischio è che i presidenti rischiano di veder fallire le proprie aziende e trovarsi con le pezze ai pantaloni. Ecco il punto centrale del ragionamento: il calciatore potrebbe trovarsi senza più le società e quindi senza lavoro. C'è bisogno di grandi sacrifici per salvare il calcio. Occorre comprendere con chiarezza, e prima lo si capisce e meglio è, che il dopo virus determinerà un disastro con la possibile scomparsa di un numero preoccupante di club. Bisogna tornare a sedersi e abbiamo l'obbligo morale e civile di trovare una soluzione. Dobbiamo ricostruire il giocattolo oppure non ce ne sarà per nessuno”.